Mai così Robin Hood

Più che la storia del leggendario arciere, un prequel firmato Ridley Scott. Il protagonista Russell Crowe: "Non poteva essere l'ennesimo remake"
12 Maggio 2010
Mai così Robin Hood
Robin Hood

“Quando ho letto la sceneggiatura ho capito che avremmo dovuto cambiare la storia. Con tutto il rispetto per chi l’aveva scritta, non era interessante”, racconta Russell Crowe. E non c’è dubbio: dimenticate la leggenda, il nuovo Robin Hood, firmato Ridley Scott che inaugura il festival di Cannes, non è mai stato raccontato così. Siamo in Francia, l’arciere semplice Robin Longstride combatte i Normanni al servizio di sua maestà Riccardo Cuor di Leone. Accade l’imprevedibile: Robin viene coinvolto in una rissa con gli amici e messo alla gogna. Intanto impazzano le crociate e, prima sorpresa, Riccardo muore. Robin e i suoi vengono liberati e scappano nella foresta francese, nel frattempo i Cavalieri prendono in consegna la corona per riportarla in patria al legittimo erede, il principe John (Oscar Isaac). Nel tragitto vengono attaccati ma arriva Robin Hood che uccide i nemici (fatta eccezione per il traditore Mark Strong, lo sfregiato) e promette a sir Robert Loxley (Douglas Hodge) caduto nell’agguato di portare a termine l’impresa e, contestualmente, la spada al padre, sir Walter Loxley (Max Von Sydow) che vive a Nottingham con la bella Marian (Cate Blanchett). Robin e i suoi attraversano il territorio nemico sotto mentite spoglie ma Marc Foster trama nell’ombra e giura vendetta. Intanto Robin, per aiutare Marian, ritrovatasi vedova e quindi senza terra, si improvvisa suo consorte mentre lo sceriffo corrotto (Matthew Macfayden) spadroneggia nel villaggio.
“Sono sempre stato un fan di Robin Hood – spiega Crowe -, ricordo ancora Errol Flynn nella versione del ’38, immaginate quindi la gioia nel sentire la proposta di Brian (Grazer, il produttore, ndr). Non poteva essere però l’ennesimo remake: doveva avere caratteristiche completamente diverse da quelle narrate finora”. Sul personaggio di Robin Hood le versioni storiche sono diverse e discordanti: rappresentato come un contadino, mercante e poi più tardi, intorno al 1500, trasformato nel signore di Huntington. Quello più popolare e ripreso da Alexandre Dumas nel romanzo Robin Hood il proscritto, viene privato dei suoi possedimenti dallo sceriffo di Nottingham e diventa un fuorilegge. Crowe voleva rendergli giustizia, almeno al cinema, quindi accettata la proposta di Grazer si è rimboccato le maniche e ha pensato al da farsi: quale regista migliore sul mercato di Ridley Scott? Quello che lo ha portato alla gloria con Il Gladiatore (non a caso una scena è stata girata a Bourne Wood in Surrey, lo stesso luogo in cui Maximus raduna le truppe contro le orde barbariche) e con cui ha condiviso 5 film. Con Scott dalla sua parte, Crowe ha poi pensato al cast: Cate Blanchett in primis, a cui aveva già rivolto elogi in pubblico per la sua bravura. Anche l’affiatamento con gli altri era fondamentale: Little John, Allan A’Dayle e Will Scarlet interpretati rispettivamente da Kevin Durand, Allan Doyle e Scott Grimes, di cui è amico da anni, sono stati invitati nella sua bella casa in Australia mesi prima che iniziassero le riprese in Inghilterra.
“Stare insieme era necessario per la riuscita del film. Volevo formare una squadra vera, atletica e con un background musicale, siamo un gruppo simpatico e allegro. Abbiamo imparato a usare arco e frecce, è stato un po’ come incominciare a giocare a golf, anzi meglio. Ci siamo preparati duramente e credo si veda”. Il risultato è un kolossal spettacolare, il set è stato ricostruito con dovizia di particolari, sono stati chiamati esperti di ogni tipo per costumi e locations (solo Nottingham ha preso oltre duemila acri nei dintorni di Hampton) e le scene di azione impressionanti: quando c’è da battersi Russell non si tira certo indietro. Sequel in agguato? Senza raccontare troppo possiamo anticipare che dove finisce il film incomincia la vera storia di Robin Hood…

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