Loznitsa ritorna in piazza

Dopo l'urgenza di Maidan, il regista ci riporta (in doc) al golpe in Russia del '91. Per capire il presente, Fuori concorso
Loznitsa ritorna in piazza

C’è un richiamo misterioso tra Sergei Loznitsa (tra i più grandi documentaristi contemporanei, nonché regista di due film magnifici come My Joi e In the Fog) e la piazza. Un anno dopo Maidan – resoconto filmato dei caotici giorni della recente rivoluzione ucraina, presentato a Cannes – il regista bielorusso viene ospitato Fuori concorso a Venezia72 con Sobytie (The Event), documentario di montaggio che ci riporta a Leningrado. Tutto si svolge in tre giorni, 19-21 agosto 1991: le strade si riempiono di persone, volantini e altoparlanti, scioperi invocati e sgomento. L’evento in questione è il tentato colpo di Stato organizzato da alcuni membri del governo sovietico per deporre il presidente Michail Gorbačëv e prendere il controllo della nazione. Il suo fallimento, e i risvolti politici che ne seguirono, segnarono la dissoluzione dell’URSS.

Il regista Sergei Loznitsa

Il regista Sergei Loznitsa

“E’ vero, sono fatti accaduti 24 anni fa ma credo abbiano una notevole pertinenza anche con quanto stiamo vivendo oggi. Credo sia importante tornare a quel momento, quando ci fu una svolta ma non proprio in senso positivo”, spiega Sergei Loznitsa, che al Festival di Venezia chiede prima di ogni altra cosa un coinvolgimento non foss’altro emotivo per quanto accaduto qualche giorno fa al collega ucraino Oleg Sentsov, condannato a 20 anni di galera per terrorismo: “E’ stato un processo aperto e coperto anche in maniera molto esaustiva dai media. Tutti hanno potuto constatare in maniera chiara che non esisteva nessuna prova contro di lui. E’ stato un duro colpo per tutti noi, un atto aggressivo e rabbioso che cerca di instaurare terrore psicologico. Quindi mi piacerebbe che anche da qui, dal Festival di Venezia, si possa alzare una voce che chieda con forza il suo rilascio”.

Lo sgomento sul volto delle persone

Lo sgomento sul volto delle persone

Tornando al documentario, Loznitsa spiega che l’utilizzo di Čajkovskij per sottolineare le varie dissolvenze tra i vari segmenti filmati non è casuale: “Quella mattina tutta la Russia si svegliò ascoltando la musica del Lago dei Cigni, visto che i quattro canali nazionali trasmettevano simultaneamente il balletto. Ora, inevitabilmente, ogni volta che riascoltiamo quel componimento ci torna alla mente il tentato golpe…”. Che gettò nella confusione più totale gran parte dei cittadini: “La cosa che più mi ha colpito vedendo il materiale filmato di quei giorni è stata proprio questa. Rispetto ai fatti di Maidan, dove le persone sapevano benissimo per quale motivo erano in piazza a manifestare, a lottare, in quell’agosto del ’91 a caratterizzare lo stato d’animo e i volti della gente era la sorpresa. Non sapevano cosa fare, che cosa dire. Ma a Leningrado, alla fine, si riunirono 500.000 persone”. Inneggiando alla fine della “dittatura comunista”, in nome di una Russia “finalmente libera”. Poi è andata come è andata. Curiosità: in un breve momento del documentario si intravede anche un giovane Vladimir Putin: aguzzate la vista.

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