Louis Garrel, l’uomo fedele

"E' un film sui sentimenti, ma non sentimentale", dice l'attore/regista francese. Che porta in Italia il film diretto e interpretato con Laetitia Casta, in anteprima al Rendez-Vous e in sala dall'11 aprile
Louis Garrel, l’uomo fedele

“Jean Renoir, uno dei miei registi preferiti, disse: parlate di quello che conoscete. Io penso che il parmigiano deve essere italiano, e il mio cinema francese”, così l’attore e regista Louis Garrel alla presentazione de L’uomo fedele, da lui diretto e interpretato al fianco di Laetitia Casta e Lily-Rose Depp.

“Sono sempre stato ricevuto come un principe qui in Italia. Tra la Francia e il vostro paese c’è uno stretto rapporto, anche di cinefilia”, prosegue Garrel, che ha scelto di mettere in scena “una storia d’amore, anzi più un rettangolo d’amore, perché c’è anche un bambino, mescolando vari generi: dalla commedia al thriller. Un film sui sentimenti, ma non sentimentale. D’altronde i nostri sentimenti sono profondamente così versatili e con dolcezza e leggerezza ho voluto raccontare proprio questo”.

Per il suo secondo lavoro da regista (dopo Due amici del 2015) l’enfant prodige del cinema francese dà quindi vita a un mènage a trois che vede Abel (lo stesso Garrel) conteso tra il suo grande amore Marianne (Laetitia Casta, sua compagna anche nella vita) ed Eve (Lily-Rose Depp) una giovane ragazza da sempre innamorata di lui.

“I film che parlano d’amore sono quelli che mi piacciono di più. Oggi c’è un’idea dell’amore un po’ commerciale, mentre qui c’è mistero e ambiguità, non si capisce bene dove vanno i personaggi. E’ stupendo perché la vita è proprio così: è complessa”, dice l’attrice e modella Laetitia Casta, che a proposito di Garrel aggiunge: “Non lo conoscevo sul set è davvero un’altra persona. E’ impressionante”.

“Volevo fare un film in un’atmosfera molto francese che doveva sorprendere. Ogni scena è una sorpresa”, spiega Garrel. E infatti la prima scena è subito uno “shock”: dopo anni di fidanzamento e convivenza Marianne lascia Abel perché aspetta un figlio da Paul, il migliore amico di Abel.

“E’ bello non avere avuto alcun senso di colpa verso Abel-Garrel. Ho pensato che anche nella vita farò così – dice scherzosamente Laetitia Casta – Al cinema il tempo è compatto, quello che Marianne fa in un minuto, di norma si fa in sei mesi. E comunque lasciare qualcuno fa sempre male”.

Nel film sono sempre le donne a muovere tutto e la figura maschile è completamente guidata da loro: “Sono sempre stato circondato da donne forti da mia madre alle mie amiche. Decidono sempre loro. E anche qui sono i personaggi femminili a decidere. I ragazzi che vedono il film forse faticano ad identificarsi perché per loro magari manca un po’ di virilità. Ma per me è una cosa normale: le donne decidono”. E la Casta sottolinea (giustamente): “Anche non scegliere è una scelta. Come non decidere. E’ un non prendersi responsabilità”.

Il film è scritto a quattro mani dallo stesso Garrel insieme allo sceneggiatore Premio Oscar Jean-Claude Carrière. “Volevo tanto lavorare con lui, che ora ha ottant’anni – racconta -. Lui detesta il sentimentalismo e la psicologia, mentre io li adoro. Talvolta eravamo in conflitto perché lui è molto più secco e inoltre avevo paura perché ha veramente scritto tantissime sceneggiature”.

E poi sul titolo: “L’uomo fedele lo è anche a un certo tipo di cinema francese. E’ un gioco attraverso i miei ricordi di cinema di cui sono intriso come i film di Truffaut, ma anche quelli di Claude Sautet. C’è pure Woody Allen perché ho messo del senso dell’umorismo nel dramma”.

E sulla sua famiglia (è figlio dell’attrice Brigitte Sy e di Philippe, l’ultimo erede della Nouvelle Vague): “Vengo da una famiglia che ha giocato molto con l’autobiografia al cinema. Mio padre fece un film in cui recitavo io da piccolo insieme a mia madre, alla sua ex fidanzata e a mio nonno. Per cui sono abituato a giocare con la vita privata”.

Poi racconta che alcune volte il cinema gli sembra qualcosa di artificiale allora “metto un film di John Cassavetes e mi passa tutto perché ritrovo verità”, mentre se è triste guarda  i film di Woody Allen e quando si sente forte quelli di Ingmar Bergman.

Infine conclude: “Gioco anche con l’idea della Francia e mi auguro che questo film possa portare un po’ di turismo. I francesi fanno dei film che sono dei piccoli studi sentimentali. Un mio amico cinese mi dice che sono tutti uguali. Gli ho risposto: sì ma c’è sempre una variazione”.

L’uomo fedele sarà proiettato questa sera al Nuovo Sacher a Roma nell’ambito di Rendez-Vous, la rassegna che da anni propone il meglio del cinema transalpino, e poi uscirà nelle sale l’11 aprile distribuito da Europictures.

 

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