L’orrore secondo Václav Marhoul

"Il libro di Kosinski storia universale sull'Europa degli ultimi decenni", dice il regista ceco. Che porta The Painted Bird in gara a Venezia 76
L’orrore secondo Václav Marhoul
Vaclav Marhoul - Foto Karen Di Paola

“Questo è un progetto durato 11 anni. Il libro di Jerzy Kosinski racconta una storia universale capace di  toccare tutta l’umanità. Non ho fatto speculazioni, ho semplicemente sentito che dovevo portare questa storia sullo schermo, perché rappresenta quello che è successo in Europa negli ultimi decenni, tanti bambini abbandonati che in qualche modo agiscono come il mio personaggio principale. La storia di questo uccello dipinto è metafora riferita a tutti quelli che temono il diverso”.

Václav Marhoul adatta per il grande schermo il celebre romanzo di Jerzy Kosinski, The Painted Bird, e trova il concorso della 76° Mostra di Venezia.

The Painted Bird

Realizzato in 35mm e in bianco e nero (per 169’ di lunghezza), il film è una efferata evocazione della selvaggia, primitiva Europa dell’Est alla fine della sanguinosa Seconda guerra mondiale. Il film ripercorre il viaggio di un ragazzino (Petr Kotlár), affidato dai genitori perseguitati a un’anziana madre adottiva.

Presto, però, l’anziana muore e lui rimane solo a vagare per le campagne e a spostarsi tra villaggi e fattorie. Nella sua lotta per la sopravvivenza, è esposto all’atroce brutalità messa in atto dai superstiziosi contadini locali e assiste alla violenza inaudita dei soldati russi e tedeschi, efficienti e spietati. Al termine della guerra, il ragazzo è cambiato, per sempre.

“Questo film tratta dell’amore e del bene dell’umanità: alcuni credono che sia pazzo perché il film parla di violenza, ma la violenza è solamente la cornice del dipinto. Il personaggio principale è la vita, l’amore, credo infatti che per vedere la luce bisogna necessariamente trovarsi al buio. Noi possiamo godere la pace perché è in contrasto con la guerra. Possiamo goderci la nostra salute perché non siamo malati”, dice il regista, che per quello che riguarda l’aspetto estetico del film aggiunge: “Ovviamente è un lavoro di finzione, ma volevo che la storia fosse realistica e che il pubblico potesse pensare fosse tutto vero. Credo che il colore tolga qualcosa di speciale al film, non avrebbe funzionato se non fosse stato in bianco e nero e in 35mm. Lavoro abitualmente in televisione, ma adoro il cinema e adoro il 35mm perché si sente quella grande differenza con l’immagine digitale”.

Nel lungo peregrinare del giovane protagonista il film si popola anche di cammei di lusso: Udo Kier, Stellan Skarsgård, Harvey Keitel, Julian Sands e Barry Pepper.

Udo Kier – Foto Karen Di Paola

“Ho letto prima il libro e poi la sceneggiatura – racconta Udo Kier, che nel film interpreta il mugnaio –. Parliamo di un periodo che conosco molto bene, sono nato alla fine della guerra in Germania, non c’era nulla da mangiare, facevo di tutto per sopravvivere”.

Mentre Barry Pepper, che nel film interpreta un soldato russo, ammette di “non aver letto il romanzo fino a a quando non ho ricevuto la sceneggiatura. Quando ho preso parte alle riprese sono rimasto colpito dai set e dalla fotografia. Sembrava stessero realizzando un documentario. Tutto questo mi ha riportato in un posto che conoscevo solo per sentito dire, dai racconti dei miei familiari che avevano vissuto l’occupazione in Olanda durante il periodo nazista”.

Barry Pepper – Foto Karen Di Paola

Stellan Skarsgård, che veste i panni di un soldato nazista (tra i pochi personaggi del film ad avere pietà del ragazzino…) racconta invece che già “dieci anni fa Václav mi aveva chiamato per dirmi che finalmente era riuscito a prendere i diritti del romanzo. È stato un progetto difficile da finanziare, sono onorato di averne preso parte”.

Stellan Skarsgard – Foto Karen Di Paola

Infine Julian Sands, che nel film “acquista” il ragazzino temporaneamente adottato da un prete (Harvey Keitel), dice di essere “rimasto commosso una volta letta la sceneggiatura, perché vi ho ritrovato la stessa integrità che avevo trovato nel libro. Questo è un film senza tempo”.

Film che, a detta dello stesso Marhoul, trova la sua massima ispirazione in “Va’ e vedi di Ėlem Klimov, opera del 1985 interpretata da un allora 13enne Aleksey Kravchenko. Attore che fa parte del nostro cast ed oggi è qui con noi a Venezia”.

 

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