Locarno 66, il programma

"Edizione di frontiera e ricca di contraddizioni", la definisce Chatrian. Che punta sulla qualità, ma non dimentica i grandi nomi internazionali: da Christopher Lee a Faye Dunaway
17 Luglio 2013
Locarno 66, il programma
Carlo Chatrian

Cos’hanno in comune Porumboiu e Delbono, Herzog e Iosseliani? A parte lavorare tutti nel cinema ed essere presenti, in vesti diverse, al 66° Festival di Locarno (7-17 agosto), poco o nulla. D’altra parte la parola d’ordine di quest’edizione è “contraddizione”. A metterla nero su bianco è lo stesso direttore della kermesse, Carlo Chatrian, nella lunga nota di presentazione del programma: “Abbiamo cercato di far dialogare il cinema del passato con quello del presente, quello indipendente con le produzioni mainstream, il documentario con la finzione, il saggio con il film sperimentale. L’unico imperativo che ci siamo dati è stato di lavorare nella diversità, spingerla all’estremo fino a far emergere un discorso contraddittorio”.
Così il pubblico di Piazza Grande, suggestiva location delle proiezioni e titolo di una sezione dedicata (“immagine unica e inarrivabile del cinema come luogo di ritrovo per una comunità”, la definisce Chatrian), potrà scegliere tra un omaggio a Werner Herzog e una retrospettiva dedicata a George Cukor, tra il concorso internazionale – che accoglie nomi del calibro di Sangsoo Hong (U Ri Sunhi), Claire Simon (Gare du Nord), Kiyoshi Kurosawa (Real), Júlio Bressane (Educaçao Sentimental) e tanti esordienti: 20 titoli complessivi, di cui 18 in prima mondiale – e quello dedicato ai Cineasti del Presente (16 film, di cui 14 in prima mondiale e 14 opere prime).
Tra gli italiani, l’unico in gara è Pippo Delbono, che porta a Locarno Sangue, dedicato alla madre e girato anche questo, come Amore carne, con l’I-phone e una piccola telecamera: “Sono due viaggi paralleli – lo descrive l’attore e regista – mia madre che si avviava verso la morte mentre il mio amico, l’ex-terrorista Giovanni Senzani stava perdendo la sua compagna Anna, una donna contraria alla lotta armata, che comunque lo aveva aspettato per tutti i 25 anni in cui lui era in carcere. È morta una settimana dopo mia madre. Anche in questo film c’è il grottesco, è il mio viaggio in Albania, a Tirana, alla ricerca del veleno dello scorpione azzurro. Me l’avevano suggerito come rimedio miracoloso per mia madre, ci ho provato”.
Tra i cineasti del presente segnaliamo il nostro Carlo Zoratti e il suo The Special Need, un doc incentrato sulla ricerca di soddisfazione del desiderio di affettività e sessualità da parte di un giovane con problemi autistici. Sempre a proposito d’Italia in “piazza Grande” verrà proiettato La variabile umana di Bruno Oliviero, con Silvio Orlando e Giuseppe Battiston, dramma inedito e a “tinte gialle” con al centro la figura di un ispettore di polizia disilluso (in sala con Bim il 29 agosto).
D’altra parte uno dei tratti distintivi del festival è la sua vocazione internazionale: “Considero Locarno un festival di frontiera”, afferma Chatrian, non solo perché “cerca di indagare ciò che si muove ai confini dello spettro del cinema”, ma per la sua capacità di sostare sui confini tra mondi, culture, lingue. Dalla Svizzera agli Stati Uniti, dalle Filippine al Perù, dal Brasile alla Cina, un’autentica vetrina globale. Non mancheranno le anteprime mainstream, dal film di apertura (Two Guns di Baltasar Kormákur, con Denzel Washington e Mark Wahlberg) al romantico About Time di Richard Curtis, protagonista Rachel McAdams; spazio agli ospiti di caratura mondiale come Christopher Lee, Anna Karina, Faye Dunaway, Sergio Castellitto, Otar Iosseliani e Jacqueline Bisset.
La cifra resta però la ricerca, la sperimentazione, la qualità, anche (e soprattutto) nelle sezioni minori dedicate ai cortometraggi. Del resto basterebbe leggere i nomi che compongono la giuria del concorso per averne conferma: Lav Diaz (Presidente), Valérie Donzelli, Yorgos Lanthimos, il produttore cileno Juan de Dios Larraín (fratello di Pablo) e lo svizzero esperto di cinema Matthias Brunner.

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