Lo chiamavano Ningyo

"Ci piacciono le sfide", dice Gabriele Mainetti. Che porta a Venezia 73 il suo nuovo cortometraggio
Lo chiamavano Ningyo

Ningyo, questo il titolo del nuovo cortometraggio diretto dal regista rivelazione Gabriele Mainetti (Lo chiamavano Jeeg Robot) e presentato alla 73.Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Il corto è un progetto ideato da Publicis Italia per Renault, main sponsor della Biennale. Signora della strada nel lavoro di Mainetti è infatti la nuova Scénic. Prodotto da Think/Cattleya e scritto da Nicola Guaglianone, Ningyo ha per protagonisti Alessandro Borghi e Aurora Ruffino. Ispirandosi alla modularità di Scénic, il corto si presenta come la prima produzione italiana modulabile: invertendo l’ordine dei tre moduli che compongono il lavoro è possibile ottenere sei storie differenti.

Un giovane uomo (Borghi) mangia sashimi in un ristorante giapponese, in pieno centro storico a Roma. L’uomo, uscito dal locale incontra una strana creatura acquatica: una sirena. La creatura (Ruffino) gli chiede aiuto. A quel punto, un’auto sfreccia a tutta velocità verso il mare…

Ho potuto contare sulla creatività di Nicola Guaglianone, col quale lavoro da vent’anni. Come sempre, l’input è nato da un’idea strampalata. Ma le sfide ci piacciono e così abbiamo creato questo lavoro“, ha dichiarato al numeroso pubblico presente in sala Gabriele Mainetti.

Nelle parole dello sceneggiatore, Ningyoè stato un duro lavoro, che prevedeva un notevole impegno per dar vita a un ottimo risultato come quello ottenuto“.

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