L’Italia che cala

Il confronto con i colossi USA al botteghino è ancora arduo. E il cinema d'autore nostrano è quello che soffre di più
7 Agosto 2009
L’Italia che cala

Il cinema italiano non se la passa molto bene. La notizia, non del tutto originale trattandosi di un problema che si trascina già da un po’ di tempo a questa parte, deve purtroppo essere confermata anche in questa occasione. Non traggano in inganno le fiammate, sia in termini di incassi che di prestigio, di film come Gomorra e Il Divo, i quali lo scorso anno hanno proiettato la cinematografia nostrana a livelli ai quali non eravamo più abituai da diverso tempo; oppure le pellicole più commerciali e giovanili di mocciana ispirazione che hanno dato, anche solo dal punto di vista economico, un forte impulso al nostro mercato. Nonostante ciò, i dati riguardanti i film italiani non sono confortanti, soprattutto se confrontati con i prodotti d’oltreoceano. Complessivamente, le nostre sale sono riuscite a confermare determinati numeri, con circa 95 milioni di biglietti staccati da agosto 2008 a giugno 2009, dati Cinetel alla mano, ma una consistente parte di pubblico ha dirottato il proprio interesse verso lidi più lontani: circa quattro milioni di persone hanno scelto film come Madagascar 2, proiettandolo nell’Olimpo degli incassi con 25 milioni di euro, più del 5% del totale di mercato; o ancora Twilight, Angeli e demoni, Benjamin Button e via americanizzando. I 13 milioni di euro de Il cosmo sul comò di Aldo, Giovanni e Giacomo (ma rispetto ai quasi 17 milioni di euro del precedente Tu la conosci Claudia…) o i 7,5 milioni de La matassa dei siciliani Ficarra & Picone, stabili rispetto al loro precedente Il 7 e l’8, son riusciti a mantenere passabilmente alta la bandiera, rinverdendo l’italica tradizione comica. Poi, l’imprevisto sprazzo di piccole perle come Pranzo di ferragosto di Gianni Di Gregorio e poco altro: situazioni da metà classifica dei primi cento posti, con buoni od ottimi prodotti di autori prestigiosi come Gabriele Salvatores e Pupi Avati i quali, però, non sono riusciti ad affermarsi come, probabilmente, avrebbero meritato.
L’atavico amore degli italiani per il cinema americano si conferma, dunque, immarcescibile. Il confronto con il Moloch a stelle e strisce è ancora arduo da sostenere.

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