L’impegno di Meryl

"L'immagine secondo cui i piani alti di Hollywood e l'Academy siano occupati solo da vecchi uomini bianchi è purtroppo corretta", dice la Streep. Presidente di giuria a Berlino, ma non solo
L’impegno di Meryl
Meryl Streep - Foto Pietro Coccia

La polemica sulla diversità scoppiata a Hollywood ha raggiunto Berlino. Le discussioni violente sulla mancanza di diversity alla notte degli Oscar ha provocato finora una lunga e imbarazzante serie di disdette da parte di artisti neri. Tra gli altri Spike Lee, che ha iniziato la discussione, Jada Pinkett Smith, Will Smith.  Ora anche Meryl Streep, a Berlino a presiedere la giuria del Festival, dice la sua. L’abbiamo sentita a margine di un incontro con i giovani studenti di teatro della HAU,  Theater Hebbel am Ufer, una scuola di recitazione off berlinese. Mery Streep è tranchant: “l’immagine che i piani alti di Hollywood siano occupati esclusivamente da vecchi uomini bianchi, così come l’Academy, i cui membri decidono a chi assegnare gli Oscar,  è assolutamente giusta”.

L’attrice ha alle spalle 40 anni di carriera. Difficile immaginare che da allora non sia cambiato nulla in America sui temi del razzismo e del sessismo. “Credo che si sia intrapresa una strada giusta, in salita, ma giusta”, così la Streep. “Tuttavia questo non vuol dire che le cose per le donne e per gli afroamericani ad Hollywood siano diventate semplici. Per avere un posto al tavolo delle decisioni devi fare un gran baccano, far spostare le persone e costringerle a offrirti una poltrona per sederti. Sul piano dei creativi, dagli attori ai registi ai tecnici, le cose è vero che sono cambiate. Oggi si affidano progetti anche a giovanissimi. Cosa impensabile negli anni settanta e ottanta. Il problema è sul piano dirigenziale, di chi ha in mano il comando degli Studios. Questi uffici dove vengono prese tutte le decisioni sono occupati esclusivamente da vecchi uomini bianchi che non sono minimamente interessati a gran parte dei progetti in circolazione”.

Il prossimo London Film Festival sarà dedicato alle donne. Quando arriverà anche a Hollywood il momento di un femminismo consapevole? Meryl Streep è fresca di presentazione del suo ultimo lavoro proprio sul tema delle donne: Suffragette (da noi in sala a partire dal 3 marzo), il film dove lei è Emmeline Pankhurst, la prima femminista della storia in lotta per il diritto di voto delle donne inglesi. “Lo scorso anno ho fondato un laboratorio di sceneggiatura dedicato alle donne over 40 a New York. Le cose in quest’industria non cambieranno molto facilmente per le donne. Né a Hollywood né in Europa. Ho 66 anni. Trent’anni fa non avrei mai pensato che avrei continuato a lavorare dopo i 40. Fino alla fine degli anni 80 alle donne oltre i 40 venivano offerti solo ruoli da strega o befana. Oggi le cose sono diverse e le donne mature al cinema sono diventate interessanti. Questo è uno sviluppo positivo. Ma certo non basta. Non si può avere una carriera come la mia, interpretare così tanti personaggi, di ogni età ed estrazione sociale, se resti legata a un’immagine da copertina di Vogue. La vanità è rischiosa per le donne, e molto pericolosa per un’attrice. Questo lavoro, quando lo vuoi fare bene, non è adatto per le persone che cercano le comodità. Per girare La scelta di Sofia nel 1980 (il film di Alan Pakula del 1982 tratto dall’omonimo romanzo di William Styron su una sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz, inserito dall’American Film Institute tra i cento migliori film americani di tutti i tempi, ndr) sono andata in Polonia, d’inverno, ad imparare il polacco. In quegli anni assicuro che non è stata una cosa facile”.

La vedremo mai dietro la macchina da presa? “Direi di no. Il lavoro di regista per me è noioso. Alzarmi alle 3 di notte, infilarmi una giacca pesante e raggiungere il set? No, non fa per me”.

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