L’estate di Nina

"E' la storia di una donna incapace di sentire", dice Elisa Fuksas della sua protagonista. Perduta in una Roma deserta e agostana nell'opera prima della figlia dell'architetto
15 Aprile 2013
L’estate di Nina
Nina

E’ nata un’autrice? Parrebbe. Almeno a giudicare dal gran lavoro sulla messa in scena. Nina è il tentativo di riportare (ridurre?) il cinema a una pura esperienza di visione. E’ uno di quei casi in cui ambizione e presunzione sono assai vicini. Dipende dai gusti. Fondamentalmente ha i pregi e difetti di un’opera prima, una voglia di osare benefica ma non sempre giustificata. Film personale, colto, a metà strada tra diario d’anima e divertissement avanguardista, Nina è il debutto nel lungometraggio di Elisa Fuksas, figlia d’arte.
Del padre Massimiliano non porta solo il cognome ma anche i geni dell’architetto. “Sono malata d’architettura”, confessa. E si vede. Le linee tracciate dalla mdp, la luce di Michele D’Attanasio e le strutture voluminose dell’Eur si combinano secondo piani geometrici variabili, nel tentativo di trasformare il quartiere in un reagente simbolico del racconto (esile) e di creare risonanze emotive con i personaggi. Anzi, il personaggio: “E’ la storia di una donna incapace di sentire”, sintetizza la Fuksas.
Interpretata da Diane Fleri, Nina è una specie di esule in una Roma agostana, deserta. Per badare al cane di un amico (Andrea Bosca), partito in villeggiatura con i genitori, si trasferisce in una casa nuova, in una zona a lei sconosciuta, dove è più facile avvistare un UFO che incontrare qualcuno. Unici compagni di viaggio di questa strana estate romana saranno, animali a parte, un bambino che tiene in custodia il palazzo, un sinologo napoletano (Ernesto Mahieux) dal quale Nina va a lezione nella speranza di traslocare in Cina, e un ragazzo enigmatico con cui intreccia una (non) storia d’amore, Fabrizio (Luca Marinelli): “Nina sta vivendo uno di quei classici momenti in cui cerchiamo di capire chi siamo e ci riempiamo le giornate di cose da fare per evitare di darci una risposta”, dice la Fleri. E aggiunge: “Quando mi è stata offerta la parte stavo attraversando uno di quei momenti lì”. Entusiasta del risultato (“Per la prima volta ho avuto l’impressione di far parte di un’opera d’arte”) l’attrice di origine francese si candida anche per il prossimo lavoro della Fukacs che, rivela la stessa autrice, “sarà una commedia”.
Prima però c’è da completare il percorso di vita di questo esordio: dopo 8 anni di gestazione e l’intervento produttivo di Silvia Innocenzi e Giovanni Saulini, Nina ha appena iniziato a girare nei circuiti festivalieri e non solo. Dopo alcune proiezioni satelliti nel comasco e nel penitenziario di Bollate (“Esperienza toccante”, ricorda la Fuksas), il film ha partecipato all’ultimo Bif&st, dove ha ottenuto una menzione speciale, e prossimamente arriverà allo Spazio Oberdan di Milano per partecipare a una speciale kermesse dedicata al cinema italiano. Il 18 aprile invece ci sarà il battesimo in sala. Appena una decina di copie con distribuzione Fandango.

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