L’Estate di Davide

"Mi sono rifatto a Festen", dice Sibaldi. A Lecce con il suo debutto in regia ispirato dal "Dogma"
18 Aprile 2008
L’Estate di Davide

“A livello figurativo mi sono ispirato a Festen, ma dopo aver disegnato gli storyboard ho visto Tape di Richard Linklater, e ho scoperto che quel film somigliava all’idea che avevo del mio”. I modelli di Davide Sibaldi, l’unico italiano in concorso al Festival del cinema europeo di Lecce, sono ambiziosi: specie per un autodidatta che, a soli ventuno anni, ha illustrato libri, e firmato quaranta corti e mediometraggi. Il suo esordio nel lungo, L’estate d’inverno, s’ispira agli indipendenti americani, ma soprattutto al Dogma danese: e infatti l’ha girato in digitale in un motel di Copenhagen, dove il diciannovenne Claudio e la prostituta Lulù sono i protagonisti di un kammerspiel “sull’abbandono, la paura di vivere fino in fondo le proprie emozioni, e il coraggio di crescere”. Il film, claustrofobico come nelle corde del regista (“sono dell’Acquario, il segno zodiacale di Michael Mann: e infatti Collateral si svolge tutto in un taxi”), è interpretato da Pia Lanciotti  – che sul palcoscenico ha recitato per Strehler – e Fausto Cabra: “Avevo bisogno di attori teatrali”, spiega Sibaldi, “perché lo spettatore sentisse il calore dei personaggi, persino il profumo dei loro corpi”. Un’intimità che soltanto il digitale poteva garantire: “Volevo aggredire la storia, i personaggi: con la pellicola sarebbe stato impossibile”. Non sogna un film in 35mm, il regista: che ha passione da vendere, ma tiene i piedi per terra. “Della sceneggiatura”, ricorda il produttore Enzo Coluccio, “mi colpì la fattibilità: era un progetto che richiedeva un budget limitato. Il film l’abbiamo realizzato con 50mila euro, tutti investiti dall’Ardaco Productions: cinque giorni di riprese, quaranta ore di girato, sette mesi di montaggio”. In corso i contatti per la distribuzione: anche oltreoceano, visto il successo che L’estate d’inverno ha ottenuto al Lake County Festival di Chicago. E intanto Sibaldi è di nuovo al lavoro, “un thriller da girare tra l’Argentina e la Romania, su tre donne intrappolate in un pozzo”: ancora all’insegna della claustrofobia, come si conviene a un regista dell’Acquario.

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