Le arti di Soderbergh

Marziali, pittoriche, filmiche: il regista americano non si pone limiti e con Haywire manda K.O. Berlino. La resa dei conti con il cinema? Ancora lontana
16 Febbraio 2012
Le arti di Soderbergh

L’ironia sui generi (che non è la satira), al cinema, è anche un genere. Con i rischi di sempre e una novità: sta diventando vecchio. Steven Soderbergh cerca con il suo Haywire (in Italia col titolo Knockout – Resa dei conti: uscirà il 24 febbraio con Moviemax) fuori concorso a Berlino, di reinventare l’action-thriller. Nuove idee tuttavia non se ne vedono. Certo, l’impresa non è affatto facile. A Los Angeles produttori e sceneggiatori si riuniscono in brainstorming fiume nel tentativo di generare nuove idee sulle possibili variazioni sui vari Bond, Bourne o Mission Impossible. Steven Soderbergh recentemente aveva annunciato di volersi ritirare dall’industria. Alla stampa della Berlinale invece fa sapere di volersi dedicare alla pittura.
Se a Hollywood registi più versatili di lui sono rari, Soderbergh conferma la sua voglia di rischiare giocando con il cinema mainstream. Haywire ha la stoffa del thriller classico. Costruzione complessa sì, ma non troppo, per non perdere l’atteNzione del pubblico. La pellicola si regge sospesa in aria come una bolla di sapone. Le sequenze di azione sono il sapone. La scena di inseguimento di dieci minuti sui tetti di Dublino è perfetto cinema di tensione. “Anche stavolta mi sono inoltrato – dichiara il regista – in territori sconosciuti: il mondo delle arti marziali”.
La sua protagonista, Gina Carano, è campionessa di arti marziali miste e per la prima volta ha lottato (e recitato) davanti la camera. Con l’ensemble di giganti come Michael Douglas, Ewan McGregor, Antonio Banderas, Bill Paxton o Michael Fassbender, non ha nessun problema a recitare. “Quello che mi piace di lei – commenta Soderbergh – è il contrasto efficacissimo tra il controllo totale sulla sua persona, e del rapporto con la camera, e gli improvvisi accessi di azione. Non è un’attrice, è una forza della natura”.
Haywire nasce dalla penna di Lem Dobbs, il figlio dell’artista Pop R. B. Kitaj. Soderbergh e Dobbs hanno già lavorato insieme negli anni ’90 a due cose molto sperimentali: Kafka e The Limey, quest’ultimo purtroppo passato inosservato. Gli strati temporali ricordano l’ultimo lavoro del regista, il thriller Contagion. E a Berlino l’annuncio, entro l’anno, di un nuovo film: la commedia Magic Mike. Sembra proprio che per il pittore Steven Soderbergh si dovrà aspettare ancora un po’.

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