Le 56 ore di Fragasso

"Il dramma dell'uranio impoverito è lo spunto, ma io continuo a fare cinema di genere", dice il regista. Che porta in sala il colonnello Tognazzi e il negoziatore Lionello
29 Aprile 2010
Le 56 ore di Fragasso
Il regista Claudio Fragasso

“Ho sempre giocato con il cinema di genere, e continuo in questa ricerca rigorosa che in Italia si fa sempre meno: dopo la commedia e l’impegno, il genere è la terza porta con cui la nostra tradizione si confronta per dimostrare l’abilità che abbiamo di confezionare ottimi prodotti anche con budget molto bassi. In questo caso abbiamo realizzato un film che unisce azione e contenuto”. Così Claudio Fragasso presenta Le ultime 56 ore, sua ultima fatica da regista, ancora una volta nata dalla collaborazione con la moglie Rossella Drudi, autrice della sceneggiatura: “E’ un progetto che ha avuto una gestazione lunga 10 anni – dice la sceneggiatrice – e che più volte ho provato a proporre ma senza successo, probabilmente a causa della delicatezza dell’argomento affrontato, il legame tra l’uranio impoverito e le conseguenti malattie che hanno colpito molti dei nostri militari”. Prodotto da Carlo Bernabei e distribuito (dal 7 maggio, in circa 160-200 copie) da Medusa, Le ultime 56 ore è incentrato sulla figura di un colonnello dell’esercito (Gianmarco Tognazzi), reduce dalle missioni di pace in Kosovo, che tenta la via di un’operazione molto discutibile per portare all’attenzione dell’opinione pubblica il dramma dei militari esposti alle radiazioni: “Moresco è un personaggio con un forte senso della disciplina – spiega Tognazzi – costretto in qualche modo ad agire in maniera controversa, molto provocatoria, in un certo senso coerente con l’impressione che deve dare; solo alla fine, però, si capirà davvero chi è quest’uomo e quale fosse davvero il suo progetto”. Contrapposto a lui, il negoziatore delle forze dell’ordine Manfredi (Luca Lionello), altra faccia di una stessa medaglia, chiamato ad affrontare il dramma familiare, privato, di una moglie malata di leucemia: “Fragasso mette in condizione limite i suoi attori – racconta Lionello – e in questo film io e Tognazzi rappresentiamo due persone innamorate che si accorgono, poco a poco, di perdere le proprie basi”.
Realizzato anche con il contributo del Ministero della Difesa e degli Interni, il film si è anche avvalso della consulenza del Dott. Domenico Leggiero (Osservatorio militare) e del Capitano Emerico Laccetti, colpito dalle radiazioni dell’uranio impoverito e capace di vincere la battaglia contro la malattia: “Oltre a ringraziare il regista, la sceneggiatrice e gli attori per aver voluto portare sul grande schermo una storia che in parte riguarda me e tanti altri soldati, vorrei sottolineare il fatto che l’esercito italiano non ha mai messo a disposizione dei militari armi con l’uranio impoverito. Il problema si è presentato quando siamo stati impiegati in missioni dove il territorio era stato già contaminato dalle armi e i proiettili di altri eserciti”.
Interpretato, tra gli altri, anche da Barbora Bobulova (la dott.ssa Ferri), Simona Borioni e Nicole Murgia (moglie e figlia di Lionello), Le ultime 56 ore – unico film italiano tra i 27 che domenica 9 maggio parteciperà alla giornata dell’Europa indetta da UGC Ciné Cité – rende anche omaggio al cinema poliziesco italiano degli anni ’70 (la scena dell’inseguimento nel traffico cittadino con i due balordi, Libero De Rienzo e Francesco Venditti, che prendono in ostaggio un intero autobus) e non manca di ricordare, in apertura, la celebre scena del “cecchino” vietnamita di Full Metal Jacket.

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