L’appartamento in sala

Il Natale secondo Billy Wilder: la Cineteca di Bologna riporta al cinema, restaurato, il suo capolavoro. Dal 3 dicembre
30 novembre 2018
Al cinema, In evidenza
L’appartamento in sala

Il Natale secondo Billy Wilder: la Cineteca di Bologna porta dal 3 dicembre nelle sale italiane il restauro del film L’appartamento, diretto dal maestro della commedia americana nel 1960 e interpretato dagli indimenticabili Jack Lemmon e Shirley MacLaine.
Restaurato in 4K nel 2018 (il restauro dell’immagine è stato eseguito dal laboratorio L’Immagine Ritrovata; grading e conforming dal laboratorio Roundabout Entertainment), L’appartamento arriva nelle sale italiane – dopo l’anteprima della scorsa estate alla 32ª edizione del festival Il Cinema Ritrovato – grazie al progetto della Cineteca di Bologna per la distribuzione del classici restaurati, Il
Cinema Ritrovato. Al cinema.

L’appartamento vinse cinque Oscar (tra i quali quello per il miglior film e la miglior regia) e “le sequenze di Natale e Capodanno – come ha scritto Hellmuth Karasek – sono da annoverare tra il meglio del cinema degli anni Sessanta”.
Dall’alto dei grattacieli che scorrono sullo schermo, un io narrante ci precipita nella vita dell’impiegato delle assicurazioni C.C. Baxter, e in quel suo appartamento a pochi passi da Central Park al quale non sempre ha libero accesso – perché, in vista d’una carriera, lo presta come alcova ai suoi boss.

Come ha scritto Paola Cristalli, nel suo volume La commedia americana in cento film: “È un incipit in prima persona, statistico nella presentazione degli argomenti e confidenziale nel tono, che colloca e isola il narratore all’interno del proprio mondo. Dallo stesso C.C. “Bud” Baxter veniamo a sapere che siamo nel novembre del 1959; che lui è uno degli otto milioni di abitanti della città di New York; che è uno dei 31.259 impiegati della sua compagnia d’assicurazioni; che il suo stipendio è di 94 dollari e 70 la settimana, più i benefits; che vive in un appartamento a pochi passi da Central Park, 84 dollari d’affitto al mese (“niente di stravagante, intendiamoci, ma confortevole, l’ideale per uno scapolo”), al quale però non sempre ha libero accesso. Dall’alto dei grattacieli che scorrono sullo schermo, una plongée di parole ci precipita nella vita di C.C. Baxter: poi, come sempre in Wilder, la voce svanisce, il soggetto si ritrae, la narrazione diventa oggettiva, ma dentro quella vita siamo stati attratti una volta per sempre”.

“Ricordo molto, molto bene come è nato L’appartamento”, ha raccontato Billy Wilder. “Vidi Breve incontro di David Lean, e nel film Trevor Howard era il protagonista. Un uomo sposato ha una relazione con una donna sposata, e usa l’appartamento di un compagno per i suoi scopi sessuali. Ho sempre avuto in testa che l’amico di Trevor Howard, che appare solo in una o due piccole scene, che torna a casa e si getta sul letto caldo che gli amanti hanno appena lasciato, sarebbe stato un personaggio molto interessante. Ne presi qualche appunto, e anni dopo, dopo aver finito A qualcuno piace caldo, volevamo fare un altro film con Jack Lemmon. Mi capitò tra le mani quella nota, e ci mettemmo a parlare del personaggio, incominciammo la struttura, attaccammo con i tre atti, gli altri personaggi; e elaborammo lo schema, e quando avemmo abbastanza materiale allora lo passammo a Mr. Lemmon e a Walter Mirisch e alla United Artists”.

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