L’amore di Ozpetek

"Dopo un po’ di anni la passione scende e l’erotismo si trasforma in affetto”, dice il regista. Che dirige Accorsi, leo e Trinca ne La Dea Fortuna
L’amore di Ozpetek

“Dopo un po’ di anni la passione scende e l’erotismo si trasforma in affetto”. Parola di Ferzan Ozpetek alla presentazione de La dea fortuna, film che uscirà nelle sale il 19 dicembre distribuito in più di 400 copie da Warner Bros. Protagonisti sono Stefano Accorsi ed Edoardo Leo, nei panni di una coppia giunta quasi al capolinea. E una vecchia amica (Jasmine Trinca), che lasciandogli i suoi due bambini in custodia (i bravi Sara Ciocca e Edoardo Brandi), darà nuova verve alla loro stanca routine.

Nel cast anche l’immancabile Serra Yilmaz, Cristina Bugatty, Barbara Alberti, Dora Romano, Filippo Nigro e Pia Lanciotti, questi ultimi nelle vesti di una coppia che è un po’ il “contraltare dei protagonisti, con un rapporto sempre vivo perché non hanno un passato presente”.

Lontano dagli amori passionali e contrastati, che di norma si vedono sul grande schermo, Ozpetek ci racconta dunque non solo una coppia in crisi, ma il suo “stato d’animo”, mostrandoci inoltre come “qualcuno che conosci da tanto tempo si comporta di fronte a dei bambini”.

Scritta da lui insieme a Gianni Romoli e Silvia Ranfagni, la storia è nata dopo aver ricevuto una telefonata da sua cognata che gli chiedeva di prendersi cura dei suoi figli perché suo fratello aveva il cancro al pancreas. C’è chi, tra i giornalisti, già la etichetta come “il ritorno di Ozpetek”, ma lui precisa: “Semmai la vecchiaia. Volevo raccontare una storia che mi assomigliasse molto”.

“Parla della vita di tutti e come ogni suo film arriva dritto al cuore. Nei suoi set non sai mai quello che succederà. La scena del ballo sotto la pioggia per esempio è nata per caso”, dice Accorsi, che torna dopo Le fate ignoranti e Saturno contro, a essere nuovamente diretto da Ozpetek. Mentre Edoardo Leo, che da anni sperava in una sua chiamata, qui per la prima volta interprete di un suo film, commenta: “E’ la cosa migliore che mi potesse capitare, un vero regalo in questo momento della mia vita. Mi sono affidato a lui completamente e mi ha guidato in ogni sfumatura. Durante le riprese ci chiedeva di partecipare attivamente e di essere coinvolti. Tanto che la scena del litigio sul traghetto è stata inserita successivamente, poco prima di girarla, su suggerimento mio e di Accorsi”.

E sul personaggio interpretato da Edoardo Leo: un idraulico romano verace, molto più popolare rispetto all’ambiente che lo circonda, Ozpetek aggiunge: “Mi sono ispirato a un idraulico che è venuto a casa mia e che parlava con la tazza e il rubinetto. Insomma, creava un rapporto con gli oggetti che doveva aggiustare. Nel film Leo è un uomo duro e fragile al tempo stesso. Avrei sempre voluto avere un amico come lui. Nella vita non ho mai guardato la cultura delle persone. Non è importante se uno legge o meno, quanto piuttosto quello che ciascuno ti dà”. Di sicuro però una grande amica di cultura lui ce l’ha e si tratta di Mina. La grande cantante è presente nel film non solo grazie alla sua intensa ballata Luna Diamante, tratta dall’album Mina Fossati, ma anche in qualità di “consigliera” del regista.

“Lei è una delle persone più importanti della mia vita- dice Ozpetek-. Tante volte penso chissà cosa penserebbe su questa cosa. Ha letto la sceneggiatura e poi mi ha suggerito di mettere nella storia anche Barbara Alberti, che qui veste i panni della perfida madre della Trinca, una specie di strega che vive nella casa di Hansel e Gretel. Barbara è stata davvero brava e al suo fianco ho avuto anche la grande Dora Romano”. E Barbara Alberti: “Mai, nella mia vita, con un piede nella fossa, mi sarei immaginata di fare l’attrice! Quando mi sono rivista mi sono messa paura: sembro Nosferatu. Sul set con lui tutto funziona. E’ un film che affronta il grande tema: siamo felici o no?”.

Da sempre, nei film di Ozpetek, la musica ha un ruolo molto importante, di fatto nella colonna sonora non vi è solo Mina, ma tanti brani sia originali, composti da Pasquale Catalano (alla sua quinta collaborazione con il regista), che di repertorio, tra questi anche Diodato con Che vita meravigliosa: “L’ho sentita venti secondi e ho subito capito che era adatta al film. Sono un animale da sesto senso, così come con le persone”, dice il regista. E sul ruolo della musica ne La dea fortuna: “Ogni tanto dò retta alle persone che dicono che nei miei film c’è troppa musica. In questo caso non mi sono trattenuto su nulla e l’ho messa ogni volta che volevo”.

Grande importanza anche la location: un appartamento con terrazza in via della Lega Lombarda, vicino piazza Bologna, a Roma. “Volevo un quartiere con il carattere de Le fate ignoranti e quella casa, che mi ha fatto vedere la mia scenografa Giulia Busnego, l’ho trovata subito perfetta”, spiega. Non a caso una delle scene più importanti del film (il ballo catartico sotto la pioggia) si svolge proprio su quella terrazza, come racconta Jasmine Trinca: “All’inizio dovevo ballare da sola, poi è diventato un ballo e un movimento collettivo”.

L’attrice, sul suo personaggio e sul titolo del film, poi spiega: “Il caso nel senso classico è quello che uno si ritrova tra capo e collo. Quello che irrompe nella vita di questi due uomini: un arrivo inatteso che sconvolge il loro equilibrio sclerotizzato. Poi sta a noi prenderlo. Il sentimento è una potenza trasformatrice”. Infine sulla sua capacità di far ridere amaramente Ozpetek conclude: “E’ il mio modo di vedere la vita: nei momenti anche più drammatici ho la capacità di poter ridere e di fare ridere. Voglio alleggerire le cose e poi mi piace mischiare il dramma con la commedia perché secondo me si trovano bene insieme”.

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