L’altra Dominique

"Non mi ero mai abbandonata così intensamente in un personaggio", dice la Blanc. Protagonista totale nel film di Bernard e Trividic
31 Agosto 2008
L’altra Dominique

“Dovevo abbandonarmi totalmente per riuscire ad interpretare l’Anne-Marie che avevano in testa i due registi, non sarebbe bastato fare affidamento al personaggio conosciuto attraverso il romanzo”. Era dai tempi di Dancing (2003) che Dominique Blanc avrebbe voluto lavorare con Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic, a loro volta intenzionati sin da subito a coinvolgerla per la trasposizione di L’occupation di Annie Ernaux: “Non poteva esistere altra Anne-Marie se non quella interpretata da Dominique – dice Trividic – attrice dall’inventiva e dalla potenza straordinaria, senza la quale non avremmo potuto realizzare L’Autre (oggi in Concorso alla Mostra, ndr)”.
Dapprima la non traumatica decisione di separarsi dal compagno (Alex, interpretato da Cyril GueïIl), poi il progressivo sprofondare verso il baratro dell’abbandono non appena messa a conoscenza di una nuova storia di lui: il mondo di Anne-Marie si trasforma, e inquietanti segnali ne regolano il battito portandola sull’orlo dell’autodistruzione. “Sin dal primo adattamento abbiamo voluto trasformare alcuni aspetti del romanzo – continua Trividic – tracciare il ritratto di una donna immersa in un mondo noto, il nostro, che fa della necessità di essere se stessi un credo assoluto: la realtà è una situazione, non una serie di oggetti messi in fila davanti a noi, reale è ciò che esiste ma anche ciò che potrebbe esistere”. In una Parigi notturna, sconosciuta, quasi senz’anima, il tormento di Anne-Marie viene reso senza soluzione di continuità, in un gioco di specchi che potrebbe diventare pericolosissimo: “Abbiamo scelto i luoghi, gli ambienti dove far muovere la protagonista – racconta l’altro regista, Bernard – concentrando l’attenzione sul paesaggio urbano, sugli aspetti squilibrati di alcuni spazi dove lo sguardo è difficile si soffermi, provando a rendere quasi un’eco mentale di ciò che sente Anne-Marie, cassa di risonanza dei suoi moti dell’animo”. Insicurezze che la portano ad installare una cyber-box per avere il completo controllo della propria casa: “E’ l’emblema delle nostre insicurezze infantili – spiega Trividic -, solamente distruggendola Anne-Marie arriva a rompere in maniera incosciente la soglia che separa il dentro e il fuori”. Scrittrice nel romanzo della Ernaux, assistente sociale nel film dei due cineasti: “Dovevamo necessariamente creare un tessuto su cui costruire la maggiore adesione possibile tra Anne-Marie e il reale – prosegue Bernard – e quindi era inevitabile operare questo cambiamento”.  

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