Lacrime sull’eclisse

Dal ministro Rutelli al sindaco Veltroni, dal regista Virzì al press agent Lucherini: cordoglio per Antonioni
31 Luglio 2007
Lacrime sull’eclisse
L'eclisse di Antonioni

Il mondo della politica, del cinema e della cultura ricorda Michelangelo Antonioni.   Il Presidente del Consiglio Romano Prodi
“Partecipo commosso al dolore per la scomparsa del maestro Michelangelo Antonioni, che con la sua opera ha illustrato il cinema e la cultura italiana nel mondo. Artista e regista insigne, ha segnato la storia della cinematografia. Mirabile è la tecnica di immagini con cui ha rappresentato l’animo umano in rapporto all’incomunicabilità, cui ha dedicato significative pellicole che sono ormai pietra miliare nella storia del cinema”.
Il ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli 
“Perdiamo con Antonioni un lucido e sensibilissimo intellettuale, un grande regista: fino alla fine, è stato osservatore acuto del male del Novecento in tutte le sue espressioni. La sua scomparsa chiude un ciclo storico del cinema italiano”. Così in una nota, il vice presidente del Consiglio e ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli. “Pioniere di un’esplorazione assolutamente originale – prosegue Rutelli -, di difficile interpretazione per il grande pubblico, dagli anni sessanta in poi Michelangelo Antonioni indaga sulla sfera intima dell’uomo, della conoscenza di se stesso e degli altri, sfidando questioni impegnative quali l’incomunicabilità e l’alienazione. Con immagini e paesaggi, spesso duri e intensi come i volti dei protagonisti dei suoi capolavori e le loro difficoltà esistenziali, Antonioni inventa un cinema che riflette il malessere delle nuove generazioni legate alla contestazione, ai dubbi e alle speranze del cambiamento sociale. Alla moglie Enrica la mia vicinanza e il mio affetto sincero”.
Il sindaco di Roma Walter Veltroni “Con Antonioni scompare non solo uno dei più grandi registi viventi, ma anche un maestro della modernità del cinema”. Con queste parole il sindaco di Roma Walter Veltroni commenta la morte di Michelangelo Antonioni. “Grazie a lui il linguaggio del grande schermo ha raggiunto negli anni ’60 la complessità e l’originalità del romanzo del ‘900, – dice Veltroni – ma se i suoi personaggi sono diventati famosi per la loro capacità di impersonare le problematiche più sfuggenti e diffuse del mondo contemporaneo, come l’incomunicabilità e l’angoscia dell’esistenza, ancora più inconfondibile è l’occhio dell’inquadratura di Antonioni che dà forme sconosciute e sorprendenti a corpi, volti, paesaggi naturali e strutture tecnologiche”. “In questo momento di grande dolore – conclude Veltroni – stringiamo forte la moglie Enrica in un grande abbraccio che unisce Roma e l’intero Paese”.
Il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso
“La morte di Michelangelo Antonioni lascia l’Europa senza uno dei suoi grandi artisti. Ha svolto un ruolo significativo nella crescita del cinema in Europa e in tutto il mondo, e per questo venire a conoscenza della sua scomparsa è stato motivo di profonda tristezza. Antonioni ci ha lasciato il suo magnifico stile cinematografico, rimarchevole per una costante ricerca di nuove forme di espressione che ha portato a capolavori come Blow up e Zabriskie Point. La sua morte priva l’Europa di una delle grandi figure del suo cinema. Esprimo le mie più sentite condoglianze alla sua famiglia e ai suoi amici”.
Il presidente francese Nicolas Sarkozy
“Se n’è andato un poeta dell’eleganza stilistica, del rigore e della purezza. La sua opera è stata segnata dalle difficoltà delle relazioni tra gli individui e il mondo”.
Il presidente del Festival di Cannes Gilles Jacob
“Lo ricordo come il più grande acquerellista del cuore che il cinema moderno abbia conosciuto”. Il presidente di Cinecittà Holding Alessandro Battisti “Con Michelangelo Antonioni il mondo del cinema perde il suo ritrattista più importante. Non semplici storie i suoi film, ma affreschi e pitture riportate sul grande schermo. Film rarefatti, costruiti sulle sensazioni e sugli sguardi  piuttosto che sulle parole, con quei  lunghissimi  e originali piani sequenza  che tanto impressionarono Wim Wenders”.
Così il presidente di Cinecittà Holding Alessandro Battisti ricorda il regista ferrarese: “Antonioni è stato il “reporter” del cinema, oltre che un uomo di cinema era un grande giornalista: i suoi film non potevano prescindere dal raccontare il presente in un modo mai banale”. Il presidente della Festa del Cinema Goffredo Bettini
“Michelangelo Antonioni è  stato il regista che più di altri, nella cultura italiana del dopoguerra, è diventato la stella polare del cinema d’autore internazionale: non a caso da Wenders a Wong Kar Wai, tutti i registi capaci di inventare e possedere uno stile, lo hanno considerato – e continueranno a considerarlo – un punto di riferimento cruciale”. Così il presidente della Festa del Cinema Goffredo Bettini commenta la scomparsa del maestro: “La sua intelligenza di geniale creatore di immagini e suoni, sempre pronto a esplorare il paesaggio del contemporaneo senza limiti mancherà al cinema e all’arte, ma anche a tutta quella civiltà di riflessione e indagine instancabile che è una parte decisiva della cultura di tutti, in qualsiasi paese e in qualsiasi lingua” E conclude: “La Festa del Cinema di Roma si unisce alla moglie Enrica e a tutti coloro che vivevano accanto a lui, partecipando al loro dolore”.
Il presidente dell’Agis Alberto Francesconi
“La scomparsa di Michelangelo Antonioni, anche a nome delle associazioni cinematografiche aderenti – colpisce profondamente non solo il cinema, ma tutto il mondo dello spettacolo e della cultura. Così come Bergman, Antonioni è stato un artista a tutto tondo che ha saputo cimentarsi con i numerosi linguaggi dell’arte, senza mai spaventarsi di fronte alle nuove tecnologie. Con la sua passione per la regia ha reso lustro alla cinematografia italiana con opere apprezzate in tutto il mondo che resteranno indelebili nelle pagine della nostra storia e della nostra memoria”.
Il presidente dell’Anica e della Warner Bros Entertainment Italia Paolo Ferrari
“E’ stato uno dei più grandi autori italiani, capace di attirare l’attenzione delle major americane sui suoi film e di avere successo di critica e di pubblico in tutto il mondo. Un uomo che ha vissuto fino in fondo il cinema come arte. Il suo rigoroso cammino di artista a tutto campo basti ricordare le sue tele e i suoi racconti, ma soprattutto di Maestro di cinema, deve essere d’esempio per i giovani autori italiani, che stanno emergendo sui mercati nazionali ed internazionali. Un cinema immortale, quello di Antonioni che farà sempre amare il cinema, come arte, come cultura e come capacità di colpire le coscienze”.
Il regista greco Theo Angelopoulos
“Lo incontrai per la prima volta a Roma e gli mostrai il biglietto per il suo film, L’avventura, che avevo visto 13 volte. Lui sorrise e mi mostrò il biglietto per un mio film, The Travelling Players, ammettendo che lo aveva visto ‘soltanto’ due volte”
Il regista Paolo Virzì
“E’ stata una persona molto importante per il cinema e la nostra cultura, innovatore del linguaggio che ha introdotto nel cinema un elemento che dà importanza all’interiorità rendendo il cinema adulto”. Così il regista Paolo Virzì, a margine della visita sul set del suo Tutta la vita davanti, ricorda Antonioni. “Sembra quasi una coincidenza – prosegue il filmaker – che ieri sia morto Bergman e oggi da noi Antonioni: hanno avuto quasi un percorso comune, non solo per il rilievo dato all’interiorità, ma soprattutto all’anima dei personaggi femminili. Antonioni è stato uno dei registi più femministi che abbiamo mai avuto”.
L’attore Massimo Ghini  “Essere morto un giorno dopo Ingmar Bergman sembra quasi un segno del destino. Sono due grandi maestri che se ne vanno. Ho avuto il piacere di conoscere Michelangelo Antonioni e di frequentarlo soprattutto negli ultimi anni, quelli dei grandi silenzi dove riusciva a comunicare soltanto attraverso gli occhi”. Questo il ricordo dell’attore Massimo Ghini.
Il press agent Enrico Lucherini “Era un regista fantastico e appassionato del suo lavoro”, dcie Enrico Lucherini, storico collaboratore di Antonioni e suo ufficio stampa. “Da ragazzino – ricorda – quando ho iniziato a lavorare con lui per me era un mito. Ho collaborato con Antonioni ne La notte, poi ne L’Eclisse e in Cronaca di un amore, e così via. “Tra gli aneddoti più divertenti – prosegue Lucherini – mi ricordo che in Deserto rosso c’era una battuta della Vitti in cui diceva: “Mi fanno male i capelli”. Io ho sempre la tendenza a tagliare, ma lui mi disse non si può: è una battuta troppo carina e spontanea”.

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