La vita è una… intercettazione

"Non andrebbero pubblicate sui giornali", dice Enrico Vanzina. Con il fratello Carlo per una "commedia sull'Italia di oggi"
26 Marzo 2010
La vita è una… intercettazione

“Le intercettazioni? Sono contrario a un’invasione totale della privacy, ma di certo ci sono reati e situazioni per cui sono indispensabili. Comunque, non dovrebbero essere rese pubbliche, ovvero pubblicate sui giornali”.
Parola di Enrico Vanzina, che con il fratello regista e co-sceneggiatore Carlo, porta in sala dal 2 aprile con Medusa in 400 copie, La vita è una cosa meravigliosa, commedia corale ambientata a Roma e “tenuta insieme” dalle intercettazioni telefoniche. Nel cast Gigi Proietti, Vincenzo Salemme, Enrico Brignano, Nancy Brilli e Luisa Ranieri, musiche di Armando Trovajoli, “un film – “Vi prego, non chiamatelo cineuovo o cinecolomba”, dice l’ad di Medusa Giampaolo Letta – senza parolacce, onesto, semplice e insieme complesso, perché siamo tra i pochi a continuare a parlare del nostro Paese”, commenta Enrico Vanzina, mentre il fratello aggiunge: “Una commedia scritta e girata per nostra volontà, non su commissione: sull’Italia di oggi, ispirato da Le vite degli altri“.
Sempre sulle intercettazioni, Brignano – nel film, un poliziotto chiamato a “spiare” il potente presidente di banca Salemme, innescando uno scandalo che travolgerà anche il chirurgo Proietti – scherza: “Siamo tornati tutti a far pizzini, con i post-it dentro casa: fra un po’ vedremo pubblicate pure le espressioni del viso mentre parliamo”, mentre Salemme ribatte: “Non è vero, anzi è folle, pensare che l’Italia sia peggiorata negli ultimi vent’anni, siamo sempre gli stessi, nel bene e nel male. Il mio personaggio sbaglia per compiacere la famiglia e chi lo guarda: credo che l’essere umano per farsi accettare faccia delle cose che non sono nella propria natura. Lui pagherà in galera, ma è un problema di coscienza: ognuno pensi a migliorare se stesso”.
Sulla rivoluzione necessaria al nostro Paese invocata recentemente da Mario Monicelli, Enrico Vanzina ribatte: “La vita non divide tra mostri e santi, anche se oggi parrebbe così. E sulla rivoluzione, voglio ricordare le bellissime parole di Luciano De Crescenzo: “Si parte dal voler cambiare il mondo, si arriva a cambiare il canale della tv”…”, mentre Carlo ribatte: “Conosco Monicelli da quando avevo 17 anni nel ’68 e mi diceva che il cinema non aveva futuro… Che gliene frega, a 95 anni la rivoluzione non la deve mica fare lui” e Brignano conclude: “Non voglio far la rivoluzione, anche perché da romano mi devi dire ora e dove…”.
Da ultimo, la parola a Gigi Proietti, che i Vanzina riconoscono quale unico possibile erede di Gassman: “Il mio personaggio è un chirurgo, un italiano tipico che mantiene, nel fare e ricevere favori, un’onestà di fondo. Sono italiano, e non mi riconosco nel quadro catastrofico. Abbiamo fatto un film e non un saggio sulle categorie: è una commedia, e la commedia vuole il lieto fine”.

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