La ruota del Khadi in sala

In occasione della nascita di Gandhi, arriva un documentario che evoca la sua figura attraverso il tessuto indiano, dichiarato Patrimonio dell'Umanità: dal 2 ottobre
24 Settembre 2020
Al cinema, In evidenza
La ruota del Khadi in sala
foto di Alessandro Vasari

Dal prossimo 2 ottobre, giorno della nascita del Mahatma Gandhi, uscirà nelle sale italiane La ruota del Khadi: l’ordito e la trama dell’India, il film documentario di Gaia Ceriana Franchetti, prodotto da Indoroman.

Il film racconta l’India attraverso i suoi tessuti ed evoca la figura di Gandhi, che ha fatto delle arti tessili un movimento sociale e politico: il Khadi, Patrimonio dell’Umanità che l’India ha raccolto e preservato per tutti.

Un omaggio ai soft powers dell’India: Yoga, Ayurveda, Meditazione. Un omaggio alle arti, ai mestieri, all’intelligenza indiana.

“Ci sono persone come Gaia, che hanno contribuito ad aprire le menti umane verso le culture del mondo. Le sono grata per aver fatto questo film sul Khadi che va oltre le stoffe indiane. Come diceva mio nonno: l’arcolaio è la bomba atomica della non violenza”. Così Tara Gandhi Bhattacharjee, nipote del Mahatma Gandhi sul film La ruota del Khadi.

“In molti mi hanno chiesto come mai la nipote di Ghandi parla di moda! La moda non è una parola superficiale, sta a significare il modo in cui viviamo, lo stile di vita di ognuno di noi. – aggiunge Tara Gandhi -. Mio nonno per gli ultimi 30 anni della sua vita ha deciso di vestirsi come un contadino che vive e lavora nei villaggi e nei campi dell’India. Lui voleva voleva sottolineare il suo appartenere a tutti loro”.

Il film, illuminato dalla voce e dalla carismatica presenza di Tara Gandhi Bhattacharjee, compone un ricco mosaico di villaggi, artigiani, stoffe, animali, segni, disegni, conoscenze, gesti perfetti e voci autorevoli.

“Il mio film La ruota del Khadi, è un gesto di riconoscenza verso un fenomeno tessile, che ha reso la mia vita più ricca di bellezza e di spirito. E verso l’India che l’ha saputo conservare. Il Khadi come fenomeno dovrebbe essere riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Ho fatto il film con questa convinzione e con la fiducia che questo possa accadere. – sottolinea Gaia Ceriana Franchetti – Una sopravvivenza unica al mondo, conservata e prodotta spontaneamente, lungo il corso della  Storia. Un’attività tessile millenaria diffusa negli innumerevoli villaggi rurali indiani. Una storia iconografica dell’umanità raccontata dai tessuti. I Khadi Emporiums, negozi del Governo, sparsi in tutta l’India, vendono i sari e le stoffe identitarie del loro distretto ed anche tutto il repertorio delle varietà  classiche del resto della nazione: cotoni, sete e lana, tutte filate e tessute a mano.

Con Gandhi, il Khadi – conclude l’autrice -, diventò simbolo di resistenza e resilienza economica durante la conquista dell’indipendenza: la bandiera dell’Indipendenza.

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