La morte ti fa stella

Ieri a Los Angeles l'ultimo saluto a Jacko: una commemorazione in stile hollywoodiano, con la popstar (tra)passata dall'infamia alla gloria
8 Luglio 2009
La morte ti fa stella

Dominava il rosso allo Staples Center quando Jacko ha fatto il suo ingresso. Sullo sfondo una finta vetrata gotica vermiglione, sulla bara bellissimi fiori corallo. Un gospel ad accoglierlo. Post mortem delirium. Il mito è servito. Niente che non fosse atteso. Il Michael Jackson Commemorative Memorial nel cuore di Los Angeles estesa dai media a cuore del mondo si è consumato. 1 milione e 600 di fan (e curiosi) hanno tentato di guadagnarsi le 8.750 coppie di biglietti disponibili online al sorteggio per “esserci”, non stimato il numero di persone accorse da ogni dove dagli USA per vedere, capire, ricordare. Ma lo show era visibile in tv, online e ascoltabile via radio. Radio che da giorni – almeno negli States – non fanno altro che trasmettere la sua voce. Come si sente dalle automobili a vetri abbassati: volume al massimo, da New York a Los Angeles, passando per San Francisco. Ovunque l’impatto è uguale. Inutile elencare le star che si sono avvicendate cantando e omaggiando colui che è stato giustamente definito “The Prince of Artifice” dal settimanale Newsweek, numero monografico dedicatogli. Come hanno fatto il Time ed Entertainment, giusto per citarne due. Perfino Nelson Mandela ha mandato un telegramma. La spontaneità con cui Michael Jackson, dalla pelle nera o bianca, è stato celebrato da chiunque e ovunque non fa che confermare la statura leggendaria di questo personaggio, già così indefinibile da vivo. Incredibili le testimonianze raccolte ad Harlem presso l’Apollo Theater (dove la carriera dei Jackson Five è iniziata), davanti al quale dal momento della sua morte si sono raccolte migliaia di persone cantando le sue canzoni e mostrando le sue foto. Accanto una sorta di “muro del pianto” fatto di cartone e plastica con le firme dei fan. Per non parlare della stella sulla Walk of Fame da giorni meta di pellegrinaggio transennato in una Hollywood caricatura di se stessa. Eppure, anche per i più cinici, impossibile trattenere le lacrime sulle note di Smile dell’altrettanto immortale Charlie Chaplin: lo show biz ordina “The Show Must Go On”. Lo cantava anche Freddie Mercury, anch’egli dall’Alto di quell’Olimpo di stelle dove da oggi brilla gigante quella di Jacko.

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