La mia Vergine giurata

"Una riflessione sulla condizione femminile", dice Alba Rohrwacher. Protagonista del film di Laura Bispuri, in concorso a Berlino
La mia Vergine giurata
Vergine giurata

Regista e protagonista non hanno dubbi: Vergine giurata, unico film italiano in concorso alla Berlinale, una coproduzione Vivo film e Colorado con Raicinema, è una riflessione sulla libertà femminile. Per Laura Bispuri si tratta di un esordio importante, tratto dal romanzo di Elvira Dones; per Alba Rohrwacher, la terza volta in un festival internazionale in meno di un anno. Un personaggio difficilissimo, Hana/Mark, per cui la regista ha pensato immediatamente a lei, e che Alba dopo molte prove per indossarne i panni, il modo di comunicare e di camminare, ha trovato dentro di sé. “Come se esistesse realmente, racconta da Berlino, e che mi ha accompagnata fino alla fine delle riprese”. La storia incomincia sulle montagne dell’Albania del nord, 30 anni fa, in una società patriarcale dove vige il codice Kanun, basato sulla vendetta, sull’onore e sui clan familiari. “E’ stato un lavoro lungo, continua la Rohrwacher, in cui ho avuto anche delle perplessità sul fatto che fosse un’italiana a interpretare Hana. Ma la fiducia che Laura ha avuto in me è stata irresistibile”.

E il risultato è davvero notevole: si fa fatica a riconoscere la sua figura esile e aggraziata nel corpo di questa ragazza che ancora non sa quale sia la sua strada, la sua identità nel mondo. “Una creatura di mezzo, aggiunge la Rohrwacher, che deve rinnegare la femminilità, perché ha giurato eterna fedeltà al Kanun per vivere liberamente come un uomo”. E come tale Hana diventa Mark agli occhi di tutti. “Quando ho letto il libro di Elvira Dones, dice la Bispuri, ho sentito la forte originalità del soggetto. Che non è autobiografico perché curiosamente la Dones ha scritto il romanzo partendo da una foto. Soltanto dopo ha girato un documentario in quei luoghi, intervistando le persone, i pastori. La vicenda di Hana mi sembrava molto vicina a quelle che ho raccontato nei miei corti, alle tematiche a cui sono profondamente legata: personaggi femminili che devono scappare da gabbie, prigioni di ogni tipo. In luoghi vicini a noi, ma anche nel nostro paese. La scena del nuoto sintonizzato è una metafora: giovani bellezze dai sorrisi smaglianti, che sott’acqua fanno grandissima fatica per essere all’unisono e all’esterno devono rispondere a modelli rigidi di perfezione”. La Bispuri ha passato parecchio tempo sulle montagne albanesi, ha parlato con alcune vergini giurate: “La prima che ho incontrato aveva 35 anni e mi ha fatto grande effetto. Non hanno voglia di raccontare, soprattutto del loro corpo, e sono pochissime quelle che decidono di fuggire ”. Come Hana, che dopo tanta solitudine una notte scappa e raggiunge la cugina in Italia. Qui sperimenta il contatto con gli altri, e infine trova il coraggio di aprirsi alla vita.
Dopo l’anteprima mondiale al festival di Berlino, Vergine giurata arriverà nelle sale italiane il 12 marzo, distribuito da Istituto Luce – Cinecittà.

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