La Guzzanti ci crede

"La Chiesa di Papa Francesco si distingue per l'attenzione agli ultimi", dice Sabina. Al Lido con Spin Time. Che fatica la democrazia!'
La Guzzanti ci crede
Credits: Francesca Lucidi

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Sicuramente questa Chiesa, la Chiesa di Papa Francesco, si distingue per l’attenzione agli ultimi, agli invisibili, come non si è mai distinta”. Sabina Guzzanti ammette che l’ispirazione per il suo nuovo film documentario, Spin Time. Che fatica la democrazia!’ – presentato nelle Giornate degli Autori della Mostra di Venezia e in sala dal 16 settembre accompagnato in tour dalla stessa regista – le è arrivata dal gesto dell’elemosiniere del Papa che riattaccò la luce al grande palazzo romano occupato di Santa Croce in Gerusalemme. Il protagonista del racconto è infatti proprio il palazzo di 17mila metri quadri, in cui “vivono 180 famiglie di indigenti” e dove è in atto “un esperimento politico e sociale, un tentativo di costruzione di un’utopia”.

“La decisione di fare questo film viene da un’ispirazione quasi comica per quanto è stata improvvisa e intensa, dopo aver conosciuto il lavoro teatrale di Christina Zoniou e il gesto di disobbedienza civile dell’Elemosiniere del Papa, che riattaccò la luce a un palazzo occupato da 180 famiglie di indigenti. Lo slogan per pubblicizzare Spin Time potrebbe essere: i poveri come non li avete mai visti”, spiega la regista, che, dopo un periodo di sopralluoghi anche per vincere la diffidenza degli occupanti, ha girato il documentario tra il settembre e l’ottobre del 2019. “Giusto in tempo prima che la pandemia bloccasse tutto”, ammette.

Il palazzo è come diviso in due: gli ex uffici sono stati trasformati in abitazioni con cucine e bagni comuni, il piano terra e il seminterrato sono dedicati ad attività culturali che coinvolgono molte altre persone rispetto agli occupanti che vivono nel palazzo. “Una realtà che sembra insieme lontana e tanto familiare. In realtà -spiega la regista – come dichiaro anche nel titolo del documentario, anche nel palazzo si ricrea quello che succede in tutte le convivenze e le organizzazioni umane, dal condominio al Parlamento: non è facile mettere d’accordo tante persone, organizzarsi, trovare le forme di dialettica giusta, non entrare in conflitto, vivere pacificamente tra etnie, tradizioni, abitudini o esigenze diverse”.

Il palazzo in questione, come diversi altri immobili nella stessa situazione, è oggetto di polemiche da anni, perché i proprietari lo vorrebbero sgomberato e restituito: “Questo palazzo – ricorda Guzzanti – è ex patrimonio pubblico cartolarizzato, venduto ad una banca di investimenti, senza che tra l’altro sia andato un euro a ripianare il debito pubblico. Mentre la Raggi e Salvini continuano a sostenere che bisogna sgombrare il palazzo, insigni studiosi di Sapienza e RomaTre ritengono che l’esperimento in atto nel palazzo possa essere un modello di integrazione da esportare”.

La regista spiega perché il suo è un documentario sociale diverso dal solito: “Di solito questo tipo di documentari hanno un intento ricattatorio. Tu ti devi sentire in colpa vedendolo ma siccome hai visto il film sei un po’ assolto perché vuol dire che almeno te ne frega qualcosa ed hai un rapporto pietistico con il tema in questione. Qui non c’è bisogno di pietà. Qui c’è bisogno di soluzioni politiche. C’è la Chiesa che fa la carità e va benissimo ma dall’altra parte ci vorranno delle soluzioni politiche, perché la questione della disuguaglianza e della povertà è destinata a diventare più importante”. Che potrebbe fare il prossimo sindaco di Roma? “Regolarizzare queste situazioni”.

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