La fattoria di Dolan

"Un tuffo nella profonda nevrosi di due persone", dice il regista canadese, in concorso con Tom à la ferme. Che racconta l'omofobia e strappa gli applausi al Lido
3 Settembre 2013
La fattoria di Dolan

(Cinematografo.it/Adnkronos) – Il plauso della critica e gli applausi del pubblico alla Mostra del Cinema di Venezia per Tom à la ferme, il film in concorso dell’enfant prodige del cinema canadese Xavier Dolan: una storia omosessuale che porta all’estremo una certa forma di omofobia latente all’interno dei nuclei familiari, tanto più nella provincia più profonda. Thriller psicologico ambientato nel Quebec agricolo, Tom à la ferme è una storia di menzogna impregnata di Sindrome di Stoccolma, lutto e volenza.
La pellicola, dove lo stesso regista veste i panni del protagonista principale, racconta di un giovane pubblicitario che arriva in piena campagna per un funerale e scopre che laggiù nessuno conosce il suo nome nè la natura della sua relazione con il defunto. Quando il fratello maggiore di quest’ultimo (interpretato da Pierre-Yves Cardinal) impone un macabro gioco di ruolo per proteggere la madre (Lisa Roy) e l’onore della famiglia dalla verità su quella relazione omosessuale, si instaura tra di loro una relazione perversa che potrà risolversi solo con l’affiorare della verità, qualunque sia il prezzo da pagare.
“Il film – dice il regista – è una psicosi, è un tuffo nella profonda nevrosi di due persone, che cercano di colmare un vuoto comune. Il personaggio di Tom all’inizio non sente la violenza nei suoi confronti, perché fa parte del suo percorso di lutto. Ma c’è un momento in cui Tom torna alla realtà e capisce che fare solo una cosa: scappare via da quella fattoria”. Nel ruolo del fratello irascibile c’e’ Pierre-Yves Cardinal: “Sapevo che dovevo interpretare il lato oscuro della vicenda. E per me era fondamentale capire da dove veniva quella rabbia. Ci ho lavorato su, ho immaginato che fosse per la solitudine, per la mancanza di affetto della madre, per la perdita del padre, per il fratello che se ne era andato in citta. Lì ho trovato l’origine della sua violenza, in un carattere senz’altro predisposto. E il resto poi è venuto fuori”, ha detto l’attore.A rompere il gioco perverso instaurato dai due giovani, c’è la giovane Sara (Evelyne Broche): “Io vengo presa dentro questa menzogna ma non voglio dovermi trattenere, mentire, controllarmi. Non ci riesco ed esplodo. Io sono la verità”, dice l’attrice. Il film nasce dall’omonimo romanzo di Michel Marc Bouchard che lo stesso autore aveva portato in teatro: “Ho visto quello spettacolo nel gennaio 2011 e mi è piaciuto subito. Gli ho chiesto chi avrebbe fatto l’adattamento per il cinema e lui mi ha risposto che non lo sapeva. Gli ho detto subito che l’avrei fatto io”.

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