La difesa di Cuaron

"Orgoglioso del cinema latino, ma io contavo come il due di picche", si schermisce Cuaron. Che poi rivela: "Unanimità di approccio, non decisionale"
12 Settembre 2015
Festival, In evidenza, Premi
La difesa di Cuaron

“Vorrei chiarire una cosa: il potere di persuasione di un Presidente all’interno della giuria è paragonabile a quello che ha la regina di Svezia sul parlamento: nullo. Tutti abbiamo diritto a un voto”. Così Alfonso Cuaron in conferenza stampa ha risposto a una domanda sul “peso” avuto nell’assegnazione del primo Leone d’Oro della storia a un film sudamericano. “Sono orgoglioso, ovvio – ha continuato Cuaron – Desdé allà è un film latinoamericano, scritto da un messicano. Ma non lo abbiamo scelto mica per questo, credetemi. Per quanto due parole come messicano e credibilità possano stare vicini”.
Sul tema dell’omosessualità: “Saremmo felici se aprisse un dibattito in tutti quei paesi in cui certi diritti vengono ancora negati, ma non è mai stato un tema di discussione all’interno della giuria. Più in generale la politica non è mai stata presa in considerazione nelle nostre valutazioni”.
“Quello che cercavamo – aggiunge Diane Kruger era una storia commovente e un regista capace di raccontarla senza far entrare troppo il proprio punto di vista. Lorenzo Vigas (regista di Desdé allà, ndr) è stato capace di raccontare una vicenda difficile con pudore”.
Unanimità? “Nell’approccio, non nella decisione”, taglia corto Cuaron.
No comment sugli italiani invece: “Alberto Barbera – ha rivelato Munzi – mi ha pregato di non parlare con la stampa durante il festival. E di non dire nulla nemmeno dopo”.

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