La condizione femminile in Burkina Faso

La racconta BoucleEnOnde, documentario di Elisa Cantelli: "Un territorio pieno di carenze strutturali e povertà, le donne vivono in uno stato tragico"
La condizione femminile in Burkina Faso
Boucle En Onde

Un film che inquadra la condizione femminile nel Burkina Faso. E’ BoucleEnOnde, documentario di Elisa Cantelli, che racconta attraverso la radio cattolica, Radio Fréquence Espoir, il volto delle donne e del loro mondo, intriso di tradizioni, ma con la voglia di guardare avanti.

“Nel 2010 andai in Burkina Faso e conobbi il direttore di questa radio- racconta la regista-. Ne rimasi affascinata perché lui si rifà al concetto della teoria della partecipazione e sostiene che la modernizzazione deve andare di pari passo con quella dei beneficiari. Inoltre fa della comunicazione un veicolo di sviluppo, privilegiando gli abitanti dei villaggi e delle zone remote”.

Che realtà è quella del Burkina? “E’ un territorio tutt’ora fatto di villaggi con carenze strutturali e grande povertà. E’ un paese dove convivono una sessantina di etnie e si parlano tante lingue diverse. Per quel che riguarda la condizione femminile posso dire che lì le donne vivono in uno stato tragico, d’altronde il 90% della popolazione è analfabeta”.

Una condizione che ci fa riflettere anche sulla nostra realtà (“L’uomo è il maestro, è il capofamiglia, l’uomo è più della donna, quindi cresciamo con queste convinzioni”). “La situazione africana ci fa vedere dove siamo, dove eravamo e dove possiamo andare. Lì si dice che le donne sono nate per essere comandate dall’uomo. Ma anche qui in Italia c’è ancora un grande lavoro da fare. Ci sono tanti retaggi culturali e tanti meccanismi incancreniti sui quali dobbiamo lavorare. Meccanismi che fanno parte di un’eredità che ci portiamo dietro”.

Irène Traoré

La prima a provare a scardinarli è Irène Traoré, che lavora per la radio con l’obiettivo di facilitare l’accesso delle donne all’informazione, alla formazione e alla comunicazione per acquisire sapere ed autonomia. Al suo fianco c’è il suo collega Abdoul, che la accompagna in questo viaggio. Lei è cattolica, mentre lui è musulmano e di etnia Peulh, una minoranza nel paese: sono allevatori nomadi che si stanno sedentarizzando.

“Il Burkina Faso è considerato una giovane nazione e un esempio unico nella storia del continente africano di convivenza pacifica tra culture diverse. E’ un modello di integrazione: sono 70% musulmani, 20% cattolici e, come scherzano loro, 100% tradizionali”, racconta Elisa Cantelli, che poi sottolinea: “Anche questa radio cattolica ospita al suo interno diverse etnie e religioni e incarna pienamente lo spirito di coesione sociale del paese. E’ un valore enorme mantenere questa ricchezza. Di qualsiasi religione tu sia ti insegnano che è nella conoscenza dell’altro che si trova la pace. E’ conoscersi la cosa importante sia a livello culturale che religioso. Adesso la paura dell’altro è il male del nostro mondo. Tutto questo è stato di grande insegnamento per me”.

Il doc, che è stato al Women Of The Lens Film Festival di Londra ed è stato selezionato per il Toronto International Women Film Festival, è ambientato tra il 2012 e il 2013  in un momento in cui il Burkina Faso era considerato una nazione giovane dove culture diverse convivevano pacificamente. Poco dopo per il paese è cominciato un periodo di grandi cambiamenti fino ai recenti eventi che lo hanno sconvolto: l’avanzata Jihadista dal nord si è estesa rapidamente cacciando la gente dai propri villaggi.

“Ho scelto di chiudere il mio racconto prima di questo momento. Radio Fréquence Espoir rimane per me un simbolo di speranza, di proposte e di soluzioni”, conclude la regista, che in questo doc ci racconta una radio che aiuta le persone ad uscire dalle difficoltà e che risveglia le coscienze attraverso l’informazione e la comunicazione.

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