La Cenerentola di Marshall

"E' un film universale" dice il regista Usa, che dopo Chicago torna nei cinema con Memorie di una geisha
14 Dicembre 2005
La Cenerentola di Marshall

“E’ un film universale, sulla ricerca di sé, sul trionfo dello spirito e soprattutto sulla possibilità che ognuno di noi dovrebbe avere di decidere del proprio futuro”. A due anni dal trionfo di Chicago, vincitore di sei premi Oscar, il regista Rob Marshall presenta la sua opera seconda, Memorie di una geisha, prodotto da Steven Spielberg (che ha rinunciato a dirigere personalmente il film) e ispirato all’omonimo romanzo di Arthur Golden. Memorie di una geisha esce il 16 dicembre in 150 copie distribuito dalla Eagle Pictures, in contemporanea con alcuni dei più attesi film delle feste, King Kong, Ti amo in tutte le lingue del mondo e Natale a Miami. Alla sfida natalizia si presenta con una storia che alcuni hanno definito una sorta di Cenerentola in salsa orientale. “C’è molto di più dello sposare un principe e andare a vivere in un castello” precisa il regista, a Roma insieme al coreografo John Deluca. Interpretato da un cast di all star con gli occhi a mandorla, Zhang Ziyi, nel ruolo della protagonista, Ken Watanabe (già visto nell’Ultimo samurai), Michelle Yeoh e Gong Li, Memorie di una geisha racconta una storia ambientata all’inizio degli anni Trenta in Giappone, alla vigilia dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e ruota intorno alla figura di Sayuri educata fin dall’infanzia a diventare una geisha. Un lungo addestramento la introduce a quella che viene considerata a tutti gli effetti una vera e propria arte: impara a danzare, cantare, suonare, conversare e  servire il tè. Una vera geisha non può, inoltre, permettersi di innamorarsi, ma è proprio questo quello che accade a Sayuri. “La protagonista alla fine decide di ribellarsi al suo destino – continua il regista – ed esplora l’idea di avere forse una possibilità di scelta”. Il film è uscito una settimana fa in Giappone e Marshall smentisce le notizie di una tiepida accoglienza da parte del pubblico e della critica nipponica: “All’anteprima c’erano più di tremila persone, eravamo molto emozionati e invece è stato un successo. Anche i critici sono stati molto affettuosi con noi, lo hanno preso come un film hollywoodiano ma con l’intenzione di rendere omaggio alla loro cultura”. La lavorazione del film è stata preceduta da una lunga preparazione: “Siamo partiti dal libro e quindi da un’ottica occidentale, ma abbiamo anche studiato approfonditamente, e sul campo, il mondo delle geishe e le tradizioni locali. Siamo andati in Giappone con tutta la troupe e una volta lì ci siamo immersi nella loro cultura e abbiamo cercato di farla nostra il più possibile”. Oggi le geishe non sono più quelle di una volta: “Un tempo erano quello che per noi sono oggi le top model, erano invidiate e ammirate dalle altre donne” spiega Marshall che chiarisce, inoltre, di avere voluto descrivere nel suo film, soprattutto, “il viaggio emotivo” che compivano le geishe. “Si trattava di arrendersi, senza possibilità alcuna, a una vita senza libertà di scelta e nella quale non c’era spazio per l’amore”. Per il momento il regista non ha in cantiere nuovi progetti (“vorrei prendermi una pausa”), ma non esclude la possibilità che nel suo futuro possa esserci nuovamente un musical.

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