La bellezza alternativa

"A Natale perché un altro tipo di cinema è possibile", dice Sergio Castellitto del suo nuovo film. Scritto dalla moglie, Margaret Mazzantini: "Un film dinamitardo sullo sgretolamento dei borghesi illuminati"
10 Dicembre 2010
La bellezza alternativa

“E’ un vaudeville preso a calci, una storia serissima raccontata anche con qualche pernacchia, ma dove ci sono molti momenti malinconici e attimi fermi”. Sergio Castellitto presenta così la sua ultima fatica da regista e attore, La bellezza del somaro, film scritto dalla moglie Margaret Mazzantini che arriverà nelle sale il 17 dicembre in circa 250 copie distribuito da Warner Bros.: “Abbiamo avuto la grande fortuna che il film fosse anche finanziato dalla Warner e siamo oltremodo contenti della scelta di distribuirlo sotto le feste natalizie – dice Castellitto – perché in questo modo diamo al pubblico un’alternativa rispetto ad un altro tipo di cinema”. Ambientato ai giorni nostri, La bellezza del somaro racconta la storia di Marcello (Sergio Castellitto) e Marina (Laura Morante), coppia cinquantenne borghese e “illuminata”, genitori della diciassettenne Rosa (Nina Torresi) che, durante un weekend nella tenuta di campagna in Toscana, trascorso insieme ad altri amici e personaggi surreali (da Marco Giallini a Gianfelice Imparato, da Barbora Bobulova a Renato Marchetti, da Emanuela Grimalda a Lidia Vitale), li sconvolgerà presentando il suo nuovo fidanzato (Enzo Jannacci), un settantenne dall’aria gentile che non fa nulla per nascondere la propria età, fondamentalmente un “vecchio”.
“E’ proprio questo il concetto alla base del film – spiega l’autrice Margaret Mazzantini -, l’arrivo di un elemento alieno in un contesto che solo qualche attimo prima era invece apertamente progressista e aperto verso il mondo. In un certo senso è un film dinamitardo, teso allo sgretolamento di questi personaggi, borghesi illuminati che di fronte ad un essere umano normalissimo non riescono più a gestire la loro esistenza”. Ambientato per gran parte del racconto in un casale nel Chianti, il film “ha un impianto molto British, teatrale”, suggerisce ancora Castellitto, che insieme alla moglie ha preferito trattare un argomento “forse abitualmente più consono ad impianti drammatici in forma di commedia per poter dissotterrare tutto l’umorismo possibile da un tema difficile”. Trovando in una delle protagoniste, Laura Morante, già la prima, indiscussa sostenitrice: “Questo è un film di maschere, dal tono inconsueto, rischioso – nota l’attrice -. E’ molto difficile poterlo fare al cinema ed è allo stesso tempo lampante come dietro queste maschere ci sia un vuoto spaventoso, specchio di quello che a tutti gli effetti è considerato il vero scandalo della società attuale, non solo essere vecchi, ma anche non essere ricchi, famosi o potenti: lo scandalo è quello di non essere altro da se stessi”. E proprio in questo va ricercato il senso del titolo del film: “La bellezza del somaro è quella dei giovani che poi svanisce – conclude Margaret Mazzantini – ma è anche quella un po’ goffa, ingenua di un animale che in qualche modo accomuna un po’ tutti i personaggi del film”.

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