L’Atelier di Cannes 2020

Pronti per la fase di sviluppo quindici progetti cinematografici, provenienti da tutto il mondo, selezionati dalla Cinéfondation. Al Festival di Cannes, dal 12 al 23 maggio
L’Atelier di Cannes 2020

L’Atelier de la Cinéfondation, arrivato quest’anno alla sua sedicesima edizione, inviterà al prossimo Festival di Cannes (previsto dal 12 al 23 maggio) 16 registi, i cui progetti cinematografici sono stati ritenuti particolarmente promettenti.

Accompagnati dal loro produttore, potranno incontrare potenziali partner, essenziali per finalizzare il loro progetto e passare al film effettivo. L’Atelier apre le porte a coproduzioni internazionali per i suoi partecipanti, accelerando così il processo di realizzazione del film.

Fondato nel 2005 per incoraggiare la creatività e favorire la nascita di una nuova generazione di cineasti in tutto il mondo, l’Atelier ha seguito lo sviluppo di 233 progetti in quindici anni. Di questi, 171 sono stati distribuiti in sala e 14 sono attualmente in pre-produzione.

Per questa 16esima edizione, sono stati selezionati 15 progetti provenienti da 15 paesi, comprendendo sia registi emergente sia registi già esperti.

Dal 14 al 21 maggio, l’Atelier organizzerà incontri tra i registi e i professionisti dell’industria cinematografica interessati a investire nei loro progetti.

I progetti selezionati sono:

  • Dayao Swims Against the Flow di Zhang Tao (Cina)
  • A Male di Fabian Hernández (Colombia)
  • Carnaval di Mohamed Siam (Egitto)
  • Animal di Sofia Exarchou (Grecia)
  • Marichjhapi di Bauddhayan Mukherji (India)
  • The Happiest Man in The World di Teona Strugar Mitevska (Macedonia del Nord)
  • Tiger Stripes di Amanda Nell Eu (Malesia)
  • A Fucked up Tribute to Motherly Love di Esther Rots Dan Geesin (Paesi Bassi)
  • Some Nights I Feel Like Walking di Petersen Vargas (Filippine)
  • Le serviteur di Marian Crisan (Romania)
  • Frost di Pavle Vučković (Serbia)
  • The Store di Hanna Sköld (Svezia)
  • Balkaya di Emin Alper (Turchia)
  • Birchanger Green di Moin Hussain (Regno Unito)
  • The Station di Sara Ishaq (Yemen)

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