Koza Nostra, dall’Ucraina all’Italia

"La guerra è iniziata da tanto, ora è totale: non stancatevi di starci vicini" dice Irma Vitovska, protagonista dell'opera prima di Giovanni Dota. Una commedia gangster dai toni irriverenti con una forte tematica family, dal 5 maggio in sala
Koza Nostra, dall’Ucraina all’Italia
da sinistra Yluiia Sobol e Irma Vitovska (foto di Jacopo Brogioni)

“Storicamente noi ucraini cerchiamo sempre di vincere le tragedie con il sorriso, l’umorismo e l’ottimismo”. A parlare è l’attrice ucraina Irma Vitovska oggi presente alla conferenza stampa di presentazione del film Koza Nostra di cui è protagonista. L’opera prima di Giovanni Dota, in uscita nelle nostre sale il 5 maggio distribuita da Adler Entertainment, è una co produzione italo ucraina della Pepito produzioni e Film UA production, e racconta la storia di Vlada Koza (Irma Vitovska), una matura donna ucraina che si ritrova per caso ad essere l’improbabile governante tuttofare di Don Fredo (Giovanni Calcagno), capo clan dei Laganà, una disfunzionale famiglia mafiosa dell’entroterra siciliano, composta da lui e i suoi tre figli (interpretati dai tre giovani siciliani Giuditta Vasile, Lorenzo Scalzo e Gabriele Cicirello).

Il film nasce da un’idea di Anastasiia Lodkina, che ha scritto la sceneggiatura insieme al regista, a Giulia Magda Martinez e a Matteo Visconti, ed è una commedia gangster dai toni ironici e irriverenti con una forte tematica family. “Mi sono formato con il cinema gangster e ho cercato di unire questo genere alla commedia, cosa che avevo già fatto nel corto Fino alla fine nel 2019. Ho provato a replicare questa cosa cercando un equilibrio tra i due generi e seminando all’interno delle note sbagliate. Mi piacerebbe riportare un certo tipo di satira e di cattiveria attraverso il nostro cinema”, racconta Giovanni Dota, nato e cresciuto a Ponticelli, un quartiere della periferia napoletana, e diplomatosi in regia al centro sperimentale di cinematografia di Roma nel 2019.

foto di Jacopo Brogioni

E poi: “All’inizio volevo fare un film più duro e invece i sentimenti presenti sono proprio l’arma in più. Irma è l’ariete di questo film, lo strumento che ha aperto tutte le porte. È stata straordinaria perché è riuscita a recitare in italiano e a dare il giusto tono a tutte le battute comprendendo perfettamente le intenzioni che vi erano dietro”.

E Irma Vitovska, vera e propria star dell’Est europeo, dice: “In Ucraina mi chiamano la regina della tragicommedia. Sono contenta di aver fatto questo film che unisce la tragedia alla commedia. D’altronde è come nella vita vera: ai funerali c’è sempre un po’ di umorismo viceversa ai matrimoni c’è sempre un po’ di dramma. Il Covid ha prolungato molto l’uscita del film, ma così sono stata più in Italia e mi sono ancora più innamorata del popolo italiano. All’inizio ero spaventata perché temevo di leggere male le battute in italiano. Sono pigra e non amo studiare le lingue. Comunque ho capito che una mamma come Vlada non è poi così distante da una mamma siciliana”.

E sulla terribile guerra in corso racconta: “La guerra ha rovinato tante cose. Moltissimi civili all’improvviso sono stati costretti a cambiare il proprio lavoro. E tanti registi e tanti attori sono dovuti andare a combattere. Tutti hanno però cercato di rimanere in Ucraina. Anche io sono venuta solo per presentare questo film perché subito tornerò nel mio paese dove sto aiutando le mamme a trovare delle sistemazioni sicure in Europa. La guerra è iniziata da tanto, dal lontano 2014, ora è totale e ogni giorno ci arrivano tanti aiuti dai paesi europei, cosa che ci fa sperare che la situazione si risolva. Ma non stancatevi di starci vicini”.

Maurizio Bologna, Lorenzo Scalzo, Giuditta Vasile, Gabriele Cicirello (foto di Jacopo Brogioni)

E poi conclude: “Per trecento anni l’Ucraina è stata sotto il controllo russo e dell’Unione sovietica. Cento anni fa siamo quasi riusciti a conquistare la nostra indipendenza, ma abbiamo perso contro i bolscevichi. Nella storia l’Ucraina è più vicina all’Europa, siamo molto individualisti e per questo vogliamo la nostra indipendenza. Senza dubbio l’Ucraina vincerà la guerra e la nostra vittoria permetterà anche l’esistenza di una nuova Russia democratica e libera”.

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