Kim that Jazz

"Volevo dare credibilità alla persona, non al personaggio", dice l'attore. Nei panni del dolente Luca Flores in Piano, solo
18 Settembre 2007
Kim that Jazz
Kim Rossi Stuart inPiano

“Vorrei poter suonare dentro una casetta di plastica, quelle da giardino, e che la gente mi potesse ascoltare rimanendo fuori”. Questo era Luca Flores, purissimo talento del pianoforte jazz morto suicida nemmeno quarantenne, nel 1995: l’infanzia trascorsa in Africa, lo shock mai superato dell’incidente automobilistico che gli portò via la madre, poi il definitivo ritorno in Italia e l’impossibilità di comunicare con il mondo se non attraverso la musica. “Non è un film sul jazz, ma su una persona che parlava con gli altri grazie al pianoforte. Mi interessava molto poter raccontare la storia di questo ragazzo comune, con una dote straordinaria ma con nessuna voglia di affermarsi, di apparire”, dice il regista Riccardo Milani, che con Piano, solo porta sullo schermo Il disco del mondo – vita breve di Luca Flores, musicista, libro/biografia firmato da Walter Veltroni. “Lo abbiamo incontrato tre volte – racconta Milani parlando del sindaco di Roma -, all’inizio delle riprese, quando gli abbiamo presentato Kim Rossi Stuart e per fargli vedere il film terminato, che ha anche apprezzato”. Parabola umana, non solo professionale, di un musicista arrivato a suonare con giganti come Chet Baker e Massimo Urbani, Piano, solo segna il ritorno di Riccardo Milani ad un film per il cinema (dopo Il posto dell’anima, del 2003, e la lunga parentesi televisiva – La omicidi, Cefalonia, Assunta Spina) e riporta Kim Rossi Stuart a confrontarsi con la malattia mentale a quattordici anni di distanza da Senza pelle: “E’ passato molto tempo da allora, dice l’attore, ma quasi sicuramente possono essere emersi dei dati, delle suggestioni assimilate per interpretare quel ruolo, che rappresentò una specie di svolta nella mia carriera. E’ naturale che allora, come oggi, si è trattato di due personaggi che mi hanno portato a chiedermi molte cose, ma dopo così tanti anni il confronto con la follia, con la schizofrenia è avvenuto attraverso un approccio diverso”. Ingabbiato nel ricordo di un’Eden mai più riproducibile – i primi anni di vita in Mozambico, con la mamma (Sandra Ceccarelli), il fratello (Corso Salani), le due sorelle (Paola Cortellesi e Mariella Valentini) e un padre (Michele Placido) troppo spesso assente per lavoro – Luca Flores “resiste” combattendo contro le ombre di una vita in bilico, quasi sottratto dalla realtà quando è seduto al pianoforte, incapace di trovare la felicità nemmeno dopo l’incontro con Cinzia (Jasmine Trinca), cameriera di un jazz club fiorentino: “L’obiettivo principale per me – continua Kim Rossi Stuart – era quello di raggiungere una credibilità soprattutto nella rappresentazione della persona, prima che del personaggio. Da questo punto di vista mi ha aiutato moltissimo tutto il materiale esistente su Luca, le sue lettere, i filmini amatoriali che ritraevano lui bambino insieme alla famiglia girati dal padre in Africa (che chiudono il film prima dei titoli di coda, NdR), la stessa musica che caratterizzava la sua esistenza, come il concerto di Montevarchi, uno dei suoi ultimi, che lo portò per un’ora a fare un’inimmaginabile viaggio agli inferi”. Oltre a questo materiale e, ovviamente, al libro di Walter Veltroni, gli autori e gli attori del film hanno lavorato confrontandosi con i familiari dello stesso Flores: “E’ stato un rapporto molto intenso – spiega Ivan Cotroneo, che ha curato con Claudio Piersanti il soggetto del film, poi la sceneggiatura con Petraglia e Milani – ci siamo frequentati con i familiari prima delle riprese e durante la lavorazione; quello che volevamo era comunque mantenere una certa ‘discrezione’ in fase di racconto perché, in casi come questo, il dolore dei parenti più stretti non è ancora superato e ancora ci si chiedono molte cose”. Le stesse domande che, molto probabilmente, si pone ancora Cinzia, compagna del musicista interpretata da Jasmine Trinca: “Inizialmente non volevo incontrarla – racconta l’attrice – avevo paura di lasciarmi influenzare troppo dalla realtà della sua partecipazione emotiva, finendo per cercare di emulare un qualcosa che non mi apparteneva. L’averla conosciuta, invece, mi ha permesso di rompere quel diaframma che mi separava dal ruolo, guardare il suo volto è stato significativo”. Nelle sale da venerdì 21 settembre per 01 distribution, Piano, solo esce curiosamente a metà tra il Festival di Venezia e la Festa di Roma, rimanendo fuori da entrambi. Comprensibile forse l’assenza dalla kermesse capitolina, rimane un mistero l’esclusione dal primo: “So solamente che il film era stato proposto a Venezia, niente di più”, la replica “poco approfondita” di Riccardo Milani.

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