Johnny Depp fotografa Minamata

L'attore a Berlino 2020 protagonista del film di Andrew Levitas, incentrato su W. Eugene Smith e il suo reportage dalla città giapponese avvelenata: "Una storia che doveva essere raccontata"
21 Febbraio 2020
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Johnny Depp fotografa Minamata
Minamata

Johnny Depp vede Minamata, la sua ultima fatica cinematografica diretta da Andrew Levitas che ha coprodotto, presentata oggi nella sezione Special della Berlinale, come una delle opere più importanti della sua carriera.

Minamata racconta dell’avvelenamento da mercurio di una piccola città giapponese alla fine degli anni cinquanta. “Era una storia che doveva essere raccontata”, ha affermato l’attore. “Nel suo ruolo di fotografo di fama internazionale W. Eugene Smith (interpretato dall’attore) era diventato molto consapevole del potere che il cinema può avere nel rappresentare denunce sociali e politiche e forse quindi nell’aprire gli occhi della gente”.

 

Il film ruota attorno a un reportage fotografico prodotto tra mille difficoltà e rischi da Smith e sua moglie Aileen, sullo scarico del mercurio vicino alla città di Minamata avvenuto dagli anni ’50 in  poi.

“Circa 20.000 persone si sono ammalate gravemente o portano ancora oggi le tracce di quell’avvelenamento”, spiega Depp. “Da quella tragedia è stato coniato anche il nome di Minamata disease proprio per descrivere il tipo di gravi malformazioni indotte da quell’avvelenamento. Grazie alla documentazione di Smith sono stati consegnati alla giustizia molti dei responsabili”, anche se Smith stesso  fu ferito gravemente in un attacco da parte delle guardie di sicurezza.

“Smith non è stato solo un grande fotografo, ma un eroe.  Ho cominciato anni fa a interessarmi  all’incubo del popolo di Minamata. L’impotenza e la resilienza di quella gente mi hanno profondamente scosso.  E ispirato. Per un po’ ho pensato addirittura di voler girare io un film su quella vicenda troppo a lungo dimenticata”. E ha concluso: “le connessioni tra fotografia, giornalismo e cinema, mi affascinano. Quando i tre campi interagiscono, in un processo di osmosi, il cinema diventa un’arma potentissima”.

“Minamata è stata la nostra casa per due anni”, ha detto Aileen Mioko Smith ai giornalisti della Berlinale. “Eugene sarebbe molto contento di questo film”.

 

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