Je ne suis pas Potiche

"Ho avuto momenti nella vita in cui mi sono sentita usata", dice Catherine Deneuve. Donna che spezza le catene del maschilismo nel frizzante film di François Ozon. In gara per il Leone d'Oro
4 Settembre 2010
Je ne suis pas Potiche
Catherine Deneuve al LidoFoto Riccardo Orefice

La traduzione letterale è più o meno “vaso da decoro” o “bella statuina”. Ed è proprio questo, almeno all’inizio del film, il ruolo ricoperto da Catherine Deneuve in Potiche, nuovo lavoro del regista francese François Ozon, altra commedia (dopo La Passione di Mazzacurati) oggi in Concorso alla Mostra di Venezia: “Non sono mai stata come la potiche del film – dichiara la diva d’Oltralpe – ma ho attraversato momenti della vita in cui ho avuto l’impressione di essere usata. Spero davvero che questo film possa aiutare le donne ad acquisire maggiori diritti e spazio nel mondo, perché seppur un miglioramento c’è stato col passare degli anni, ancora non c’è lo stesso riconoscimento nella società”.
Tratto dall’omonima pièce teatrale di Barillet e Grédy, il film è ambientato nel 1977 in un piccolo centro della Francia settentrionale, Sainte-Gudule, dove ha sede la fabbrica di ombrelli dell’industriale dal pugno di ferro Robert Pujol (Fabrice Luchini, “sempre contento di poter interpretare personaggi al limite dell’ignominia”, dice l’attore facendo anche una battuta su Silvio Berlusconi, poi ritrattata “per non avere problemi legali”). L’uomo è dispotico anche con i figli e la moglie-trofeo Suzanne, che solo apparentemente si rassegna a fare la bella statuina. Quando gli operai entrano in sciopero e sequestrano l’industriale (sobillati anche dal politico e sindacalista interpretato da Gerard Depardieu, fugace amante di Suzanne molti anni prima), la donna lo sostituisce alla guida della fabbrica e riesce a farsi benvolere dagli operai. Ma quando il marito si riprende e le sottrae di nuovo le redini dell’azienda la donna non si arrenderà e sfiderà tutti, compreso l’ex amante, sul terreno della politica. “Era da tempo che volevo fare un film tratto da Potiche – dice François Ozon – ma la cosa per me più importante era riuscire a mantenerne l’ambientazione storica guardando comunque all’attualità, perché mi è parso che in Francia ci sia stato negli ultimi tempi un forte ritorno del ‘machismo’, cosa che nell’opera teatrale emerge immediatamente, raccontando con leggerezza i rapporti in profondità”.
Sorpreso di essere stato scelto da Muller e il suo staff per il Concorso (“è sempre difficile che le commedie vengano prese in considerazione nei festival più importanti”), Ozon sostiene che dal film “possa scaturire effetto benefico per l’emancipazione femminile” e torna a dirigere Catherine Deneuve nove anni dopo 8 donne e un mistero. L’attrice, invece, ritrova sul set il compagno artistico di una vita, Gerard Depardieu, con il quale si produce anche in una irresistibile scena di ballo: “Non lo incontro spesso nella vita di tutti i giorni – racconta la Deneuve – ma lavoro spesso con lui ormai da più di 25 anni. Ogni volta che lo rivedo, l’impressione è che ci siamo visti solo il giorno prima”. Tutte le pretendenti alla Coppa Volpi per l’interpretazione femminile sono avvisate, in gara c’è anche lei (dopo aver presieduto la Giuria nel 2006), non foss’altro per la battuta con cui risponde a chi le chiede come è stato dover recitare alcune pose in tuta da ginnastica: “Mica passo la vita avvolta nelle lenzuola di seta”…

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