Italiani a gonfie vele

Applausi a Cannes per Bellocchio, Moretti e Rossi Stuart. In concorso domina l'ansia da post-11 settembre
22 Maggio 2006
Italiani a gonfie vele

Sorpresa Kim Rossi Stuart. Il regista di matrimoni un capolavoro, scrive il critco de Le Monde, il più importante quotidiano francese. Il pubblico conferma: 5 minuti di applausi per Anche libero va bene e calda accoglienza per Marco Bellocchio mentre Il Caimano di Nanni Moretti strappa consensi e risate. Ottima quindi la performance della squadra italiana, in attesa dell’incognita Sorrentino (nessuno ha ancora visto L’amico di famiglia) che se la vedrà con il kolossal della Coppola Jr., la Marie Antoinette già laureata a pieni voti dalle più prestigiose riviste di cinema francesi. Se il clima tricolore è festoso i film lo sono un po’ meno, il concorso abbonda di opere discrete, in alcuni casi buone o ottime come Volver, il cui filo rosso è: solitudine, perdita di identità progressiva di una società sempre più narcisista e individualista, mancanza di solidarietà, tradimenti a gogo, ansia per il futuro, shock della guerra. La situazione non cambia se si è in Cina, in Turchia, in Francia o in Finlandia: non c è speranza.  Fatta eccezione per Almodóvar che con Volver celebra la vita sulla morte (ma solo delle donne), gli altri sono dolenti, satirici, ironici, amari. Gli americani poi picchiano duro, dallo scandaloso e molto hard Shortbus, fuori concorso, all’atteso Southland Tales, chissà perché invece scelto per concorrere alla Palma d’Oro. Nel primo il quarantenne John Cameron Mitchell mette in scena un pittoresco e paradossale ritratto metropolitano, che nasconde appena l’horror vacui della societa newyorkese post-11 settembre. In Southland Tales, Richard Kelly, diventato regista di culto con Donnie Darko, inventa uno scenario apocalittico per fare satira politica e sociale. Una commedia sulla fine del mondo, come ama definirla lui, ambientata, non a caso, in California nel 2008. La storia, lunga due ore e quaranta ma girata in trenta giorni, è ingarbugliata. Un attacco nucleare ha colpito gli Stati Uniti, per sopperire alla mancanza di carburante una grossa compagnia ha inventato un generatore di energia perpetua che sfrutta il flusso degli oceani. C’è solo una controindicazione: questo moto continuo altera poco a poco la rotazione della Terra che, a sua volta, modifica l’armonia planetaria, il clima, la natura, gli uomini e si dirige inesorabilmente verso l’autodistruzione. Nel frattempo gruppi di terroristi marxisti tentano di rovesciare il governo, ex reduci dalla guerra irachena vanno fuori di testa e i big fanno i loro squallidi e sporchi giochi di potere. Come è triste la vita, al cinema.

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