Italia da ridere

"All'estero siamo una barzelletta": alla Berlinale è il giorno di Qualunquemente di Manfredonia con Antonio Albanese
11 Febbraio 2011
Italia da ridere
Qualunquemente

Oltre 10 milioni di euro in due settimane: un successo imprevedibile per Qualunquemente di Giulio Manfredonia, interpretato e scritto da Antonio Albanese con Piero Guerrera. Che approda oggi alla Berlinale, nella sezione Panorama. Traduzione: Whatsoeverly. Mafia, corruzione smaltimento dei rifiuti, evasione fiscale, “assessore” dal fisico prorompente (e molto altro ancora) all’ordine del giorno. Protagonista Cetto La Qualunque, imprenditore malavitoso e sindaco di Marina di Sopra, in una parodia feroce dell’Italia di oggi. In sala si ride e molto, ma come reagirà la stampa straniera? “E’ inutile nasconderlo – dice Albanese -, oltre confine siamo una barzelletta. Non a caso, nel film, l’unica che ammette di non amare il nostro Paese non è italiana”.
Però Sergio Rubini se ne va…
Ma come dice alla fine è prontissimo a tornare. Per i soldi si fa qualsiasi cosa.
Oltre un anno e mezzo per scrivere Qualunquemente, è vero?Due anni. Con Piero (Guerrera, ndr) ci abbiamo messo molto perché cinema e televisione sono mondi, non solo mezzi, diversi. Per fare un film inoltre sono indispensabili due elementi: produttore e regista. Quando Domenico Procacci ha accettato con entusiasmo e soprattutto Giulio Manfredonia, che è un amico e uno dei registi più in gamba che conosco, mi sono detto: è il momento di farlo.
Nessuna censura?
Non abbiamo inventato nulla. C’è molto lavoro dietro, viaggi, annotazioni, fatti. Anzi dovrebbero ringraziarci, è un lavoro onesto e non abbiamo chiesto soldi a nessuno.
Per l’Albanese spettatore ci sono delle similitudini tra Qualunquemente e Il Caimano di Nanni Moretti?
Sono completamente diversi. Il nostro non è focalizzato su un caso o una persona. Ma su uno strato della società più popolare. Su un sottobosco che ritroviamo nel borgo, nel paesino, che gestisce posti e posizioni con volgarità e pressapochismo.
Però sia l’inizio del film che la fine sono molto chiari. Come i riferimenti allo stretto o al Quirinale. Si parla di istituzioni…
Non sono un esperto di politica ma la considero una professione seria e importante, che ha bisogno di talento e preparazione. Quello che sta rovinando l’Italia è che in molti la considerano un’azienda e cercano di gestirla come tale. Allora, l’omino, che non è nessuno ma ha una villa da Al Capone e qualsiasi altra cosa desideri perché non paga le tasse, può diventare capo del Paese e non solo del paesino. E’ uno dei film più crudeli che ho visto negli ultimi anni.

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