Italia, Bella e perduta

La Reggia di Carditello, il suo angelo custode, Pulcinella e il bufalo Sarchiapone: “Doveva essere un viaggio, è diventato un altro film, tra fiaba e documentario”, dice Pietro Marcello
Italia, Bella e perduta
Bella e perduta

“Il cinema è forma, noi portiamo il contenuto. Eravamo partiti con un’idea ben precisa, sulle tracce di un libro di Piovene: fare un viaggio in Italia lungo tutto lo stivale. Iniziando dai luoghi delle nostre origini, dalla Campania, ci siamo imbattuti nell’angelo di Carditello, Tommaso Cestrone, un pastore che da qualche tempo era diventato il custode di una reggia borbonica abbandonata. Doveva essere solo uno dei tanti episodi del film, ma l’improvvisa morte di Tommaso ci ha spinti a modificare in corsa il progetto e abbiamo deciso di proseguire in maniera differente, affidandoci al realismo magico, alla fiaba”. È Bella e perduta di Pietro Marcello, regista sempre in bilico tra realtà e finzione (Il passaggio della linea, La bocca del lupo), che stavolta parte dalla Reggia di Carditello, tenuta borbonica abbandonata e finita all’asta, luogo ormai di degrado, discarica a cielo aperto, depredata e financo tana per latitanti: per due anni però, fino al giorno della sua morte avvenuta la notte della vigilia di Natale 2013, Tommaso Cestrone accudiva quel luogo, quegli immensi giardini, pulendo e prestando una manutenzione gratuita a quel luogo così affascinante, bello e perduto. “Come l’Italia – aggiunge il regista – un paese straordinario per quanto violentato dal cemento, che rimane però luogo meraviglioso perché comunque costruito dal mondo contadino”.

Il regista Pietro Marcello - Foto Pietro Coccia

Il regista Pietro Marcello – Foto Pietro Coccia

Ed è effettuando un cammino quasi al di fuori del tempo che Pietro Marcello cerca di fondere realtà e fiaba: “Proprio la figura di Tommaso, la sua morte improvvisa, hanno trasformato il nostro incedere, che da inchiesta si è trasformato in qualcos’altro”, spiega ancora l’autore, che ha scritto il film insieme a Maurizio Braucci: “E’ solamente grazie a persone come Tommaso Cestrone, perennemente minacciato, che vicende come questa, di lotte politiche e ambientali, sono venute alla luce. Il film racconta che dietro il degrado del paesaggio c’era anche gente che tentava di ribellarsi”, dice lo sceneggiatore, autore tra gli altri anche di Gomorra e Anime nere.

Tommaso Cestrone, l'angelo di Carditello

Tommaso Cestrone, “l’angelo di Carditello”

E allora, per far sì che quel tentativo di conservare qualcosa di bello non andasse perduto, il film affida a Pulcinella (Sergio Vitolo) e al bufalo Sarchiapone (che parla grazie alla voce di Elio Germano) la prosecuzione di un cammino alla fine del quale, però, i due servi (uomo e animale) non troveranno ciò che speravano di trovare. “Prima di essere la maschera che noi tutti conosciamo, Pulcinella nasce nella cultura degli Etruschi come semidivinità che ascolta i morti per parlare ai vivi, portando messaggi dall’Oltretomba”, spiega Marcello, che si serve della figura paradigmatica del bufalo per due motivi: “Da una parte perché Tommaso amava veramente gli animali e salvava spesso i bufali maschi abbandonati, dall’altra proprio per il destino amaro riservato a questi esemplari, ritenuti inutili per la filiera produttiva e quindi soppressi o abbandonati nei primi mesi di vita”.
E Pulcinella (“che ritrova la sua figura originaria di psicopompo, colui che porta i messaggi tra i morti e i vivi, personaggio archetipico”, spiega Braucci) viene inviato in Campania per esaudire appunto le ultime volontà di Tommaso, ovvero mettere in salvo quel giovane bufalo di nome Sarchiapone: “Il film – dice ancora lo sceneggiatore – mette al centro il rapporto tra la forza della natura e, parafrasando Pasolini, lo sviluppo senza progresso che ha caratterizzato il percorso di questo paese”. Rivisto ora attraverso gli occhi “di due umili, un uomo e un animale, che si fanno alfieri della rabbia dei giusti, coloro che insorgono senza intellettualismi contro il malaffare e la speculazione”, conclude Marcello.

Già presentato al Festival di Locarno e a Toronto (“per il concorso a Venezia non avevamo un red carpet adeguato, probabilmente, con il bufalo Sarchiapone…”, dice ancora il regista), Bella e perduta sarà evento di pre-apertura al prossimo Festival di Torino (il 18 novembre) per poi uscire nelle sale il 19 con Istituto Luce Cinecittà, in 15 copie.

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