Intrappolati a Palm Springs

"Bisogna sempre chiedersi come trovare il senso in un mondo senso senso", dice Max Barbakow. Che porta alla Festa di Roma la sua rom-com in loop, già film di culto negli States
Intrappolati a Palm Springs
Palm Springs - Vivi come se non ci fosse un domani

(Cinematografo.it/Adnkronos) – “Volevo dimostrare il potere di trasformazione che ha l’amore nelle persone. Palm Springs è una storia d’amore. Bisogna sempre chiedersi come trovare il senso in un mondo senza senso. E noi volevamo arrivare ad un punto in cui l’amore è l’unica verità”.

A dirlo è Max Barbakow nel presentare oggi alla 15ma Festa del Cinema di Roma Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani (dal 29 ottobre in sala con I Wonder ), il primo lungometraggio di finzione del regista e scrittore californiano. Nel cast Andy Samberg, Cristin Milioti e J.K. Simmons.

Il titolo arriva alla Festa dopo un sorprendente esordio negli Stati Uniti, forte del successo di critica e pubblico raccolto in occasione del Sundance Film Festival, e segue le vicende di due sconosciuti che si incontrano casualmente nel corso di un matrimonio a Palm Springs. Le cose si complicano quando lo spensierato Nyles e la riluttante damigella d’onore Sarah restano bloccati in un loop temporale, impossibilitati a scappare dal ricevimento, da sé stessi e, soprattutto, l’uno dall’altra.

Palm Springs – Photo by Jessica Perez

“Quando abbiamo lavorato alla sceneggiatura, abbiamo pensato a chi eravamo noi e poi abbiamo immaginato la situazione: chi erano queste persone, cosa odiavano, cosa stavano reprimendo, di cosa avevano paura. Abbiamo visto cosa significava per queste persone essere intrappolate durante un matrimonio”, spiega il regista. Che rivela di avere avuto dei precisi punti di riferimento nello scrivere il film.

“Avevamo in testa Ricomincio da capo, certamente -ammette Barbakow- E poi l’elemento di fantascienza è arrivato in modo molto organico, perché ci serviva per dove volevamo arrivare. Il loop temporale è ormai un sottogenere di per sé, ed è stato un elemento presente dall’inizio”. La scelta di ambientare la storia a Palm Springs, nasce dal fatto che “per me è un posto molto speciale, siamo cresciuti andandoci in vacanza, ed era un posto dove volevamo fare un film. Un posto dove ti viene l’idea di fuggire, in effetti”.

Il fil rouge della storia dei due protagonisti, che finiscono con l’innamorarsi, è molto chiara nel regista, ed è sicuramente ciò che lo ha reso un film cult negli Stati Uniti. “A metà dei tuoi vent’anni cominci a non vedere altro che matrimoni e cominci ad essere ossessionato dai matrimoni a cui ti invitano -dice Barbakow- Il matrimonio a Palm Springs è uno specchio riconoscibile, e ti permette di chiederti a che punto sei nella tua vita. Quali sono le cose importanti, la tua stabilità nella vita. Le persone a un certo punto devono affrontare le cose importanti”.

Se il film parla di una intera generazione? “Mentirei se dicessi di no -ammette il cineasta- immaginavamo che le persone ci si identificassero, perché sono le stesse cose che noi stessi provavamo”. Barbakow rivela anche altri film (dei quali si trovano spunti e citazioni nella pellicola) a cui si è ispirato.

“Nel Laureato c’è molto in comune dal punto di vista tematico e della tessitura -spiega- C’è molto da imparare da quel film, a partire dalla sua architettura moderna”. Palm Springs – Vivi come se non ci fosse un domani verrà proiettato alle ore 22 nella Sala Sinopoli.

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