Incontri ad Alba

"Non solo film, ma anche tanti momenti di dibattito. Questa la nostra chiave vincente" dice Barisone, direttore dell'Infinity
10 Aprile 2005
Incontri ad Alba

“Comunicare, stare insieme, incontrarsi, confrontare le proprie esperienze”. Questo, nelle parole del direttore Luciano Barisone, lo spirito dell’Infinity Festival, che si è inaugurato ieri ad Alba con l’anteprima di In Good Company, commedia diretta da Paul Weitz e interpretata da Dannis Quaid e Scarlett Johansson. “La manifestazione è cresciuta molto in questi quattro anni, ma l’atmosfera che si respira è sempre molto conviviale” continua Barisone, che pone l’accento sui tanti momenti di incontro tra pubblico e autori. “La parte del leone – dice – quest’anno la fa Maurizio Nichetti, un cineasta amato da tutte le generazioni, che è allo stesso temo popolare e colto”. A lui il festival dedica una retrospettiva di 14 film, tra i quali Honolulu Baby, Ladri di saponette, L’una e l’altra, Ratataplan e Volere volare, di cui firma la regia, e Allegro ma non troppo e La cabina, diretti da Bruno Bozzetto, ma da lui sceneggiati. Nichetti parlerà al pubblico del festival l’11 aprile, nella prima delle quattro lezioni di cinema organizzare dall’Infinity. “Tra i punti di forza del festival – spiega ancora Barisone – ci saranno, infatti, gli incontri con lo sceneggiatore Stefano Rulli, il compositore Eugenio Einaudi, che sarà accompagnato dal regista Giuseppe Piccioni, e il direttore della fotografia Luca Bigazzi”. Senza dimenticare gli omaggi ai cineasti stranieri, “tutti ospiti della manifestazione” precisa il direttore. Come il coreano Hong Sangsoo, molto noto in Francia, Germania e Stati Uniti, ma “di più difficile accesso nel nostro paese a differenza del connazionale Kim Ki-duk”. In questo senso “l’Infinity si pone come luogo di segnalazione, anche per i distributori” dice Barisone. Altra cineasta legata al tema della spiritualità con venature mistiche, è l’ungherese Ildikó Enyedi, mentre ha fatto del suo cinema un luogo d’incontro tra finzione e documentario il siriano Mohammad Malas. “Particolarmente interessanti – segnala Barisone – le opere del francese di origini ebree Raphael Nadjari, regista legato a una dimensione biblica del mondo, che a 33 anni ha girato già quattro film, tre in Usa e uno in Israele, presentati a Berlino e Cannes”. Infine la lettone Laila Pakalnina, una delle figure più interessanti della nuova scena baltica. Quanto al concorso fiction, “le opere sono sicuramente di ottimo livello e sono film belli non solo per le storie che raccontano, ma anche perché possono essere visti da un pubblico popolare”. Quest’anno le cose più interessanti “le abbiamo trovate in Europa” spiega Barisone. Tra questi l’italiano Onde, il finlandese For the Living and the Death, prodotto da Kaurismäki, Willenbrock, che racconta la trasformazione della Germania di oggi come crocevia dell’immigrazione, e il canadese Ice Man, che ricorda Il grande freddo“. Sul fronte dei documentari si segnalano Il vecchio e il suo giardino di pietra dell’iraniano Parviz Kimiavi e l’italiano L’anno di Rodolfo sulla vita di un cassaintegrato senza accenti polemici e militanti. Proprio il genere documentario sarà al centro di uno dei dibatti del festival, il 15 aprile, al quale parteciperanno il critico Gianni Canova, il regista Vincenzo Marra e i responsabili dell’associazione Decumè.

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