Il viaggio di Mia

"Dopo questo film sono tornata a vivere in Australia", dice la Wasikowska. In gara con Tracks, nei panni di una giovane e coraggiosa esploratrice
29 Agosto 2013
Il viaggio di Mia

Best-seller in Australia ma poco noto da noi, Tracks di Robyn Davidson narra l’incredibile e pericoloso viaggio attraverso gli outbacks australiani, che l’autrice intraprese nel 1977. Da Alice Springs all’Oceano Indiano, 2.700 km di cammino in sette mesi, con la sola compagnia di un cane e quattro cammelli. Questa storia trova oggi un’efficace cassa di risonanza in Italia (dove il libro era comunque uscito) grazie all’omonimo film di John Curran, in concorso alla Mostra e prossimamente distribuito nelle nostre sale da BIM.
A interpretare la Davidson è Mia Wasikowska, scelta in prima battuta dalla stessa esploratrice “perché ha una qualità difficile da descrivere, una personalità speciale, giusta per questa parte. E una profondità e intelligenza in sè molto attraente”.
Robyn Davidson, che oggi è un’affascinante donna di mezz’età, in conferenza stampa al Lido loda la Wasikowska, esaltando quella “gentilezza che nasconde un grande carattere e una forza incredibile”. Dal canto suo, la star australiana ricorda di avere avuto “timore a incontrarla”, perché la Davidson è un nume tutelare in Australia: “Sentivo però di avere una profonda comprensione del personaggio – rivendica la Wasikowska -. Con Robyn ho trascorso tre giorni nel deserto e con lei sono riuscita a familiarizzare con i cammelli, animali più collaborativi al cinema. Erano più bravi di me sul set”.
E se per la Davidson il viaggio ha rappresentato un’occasione di “cambiamento di cui è difficile dire cosa sia rimasto oggi”, per la Wasikowska il film è stato importante perchè mi ha permesso di “riconnettermi alle mie radici e alla storia del mio paese. Tanto che dopo la lavorazione ho deciso di tornare a vivere in Australia”. Per Curran Tracks racconta un’esperienza che molti giovani di oggi, più di quelli di allora, “vorrebbero fare, perché desiderosi di disconnettersi da un mondo di social network e telefonini, fin troppo collegato”. La Wasikowska, che è giovane, sposa l’opinione del suo regista e aggiunge: “C’è un insegnamento universale in quello che ha fatto Robyn: è il coraggio con cui ha saputo affrontare una situazione di pura sopravvivenza. Dovremmo farne tesoro e ricordarlo tutte le volte che crediamo di trovarci alle prese con difficoltà insuperabili”.

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