Il Trio a valanga

Aldo, Giovanni e Giacomo costretti in sala dal successo: "Anplagghed al cinema è teatro, ma le repliche non bastavano mai"
21 Novembre 2006
Il Trio a valanga
Aldo

Un tale successo da far scoppiare i teatri. E’ lo straordinario caso di Aldo, Giovanni & Giacomo, Re Mida della comicità, costretti da un anno di tournée e 120 repliche in tutta Italia a portare in sala il loro spettacolo. Il risultato è un “non film” molto sperimentale, nato dal montaggio di sketch, ripresi durante le loro esibizioni sul palco, che la Medusa porta in sala dal 24 novembre con addirittura 600 copie. Fin dal titolo, che non a caso riprende quello dell’originale, il trio mette in chiaro le cose: “Non vogliamo che si creino equivoci con il pubblico – spiega Giacomo in una pirotecnica conferenza stampa -: Anplagghed al cinema non è un film, ma la ripresa del nostro spettacolo teatrale. E’ un’operazione molto rischiosa, ma siamo curiosi di scoprire come reagiranno gli spettatori”. Più che dalla ricerca artistica della contaminazione dei linguaggi, prosegue, l’idea di portare lo show al cinema nasce da un’esigenza pratica: “Per soddisfare tutti gli spettatori avremmo dovuto fare centinaia di repliche. Visto però che vorremmo dedicare il prossimo anno alla scrittura di un vero film, abbiamo voluto sperimentare questa nuova soluzione”.
Fulcro di Anplagghed al cinema è una selezione di cinque lunghi sketch, registrati al Palazzetto di Modena, durante gli spettacoli degli scorsi mesi. “La scelta – spiega il Trio – è stata arbitraria e in buona parte dettata dalla destinazione cinematografica. Alcuni sono stati tagliati, altri ridotti per esigenze di ritmo. Altri ancora, poco rappresentati a teatro, costruiti quasi appositamente per il film”. Alla base del titolo, scherza ancora Giacomo, un banale refuso dettato dall’ignoranza: “L’intenzione era quella di scimmiottare la tendenza dei cantanti usciti dal grande giro, di dedicarsi ai concerti acustici. Il compito di comunicare il titolo alla tipografia è purtroppo toccato ad Aldo che non sa l’inglese. Quando ce ne siamo accorti ormai era troppo tardi”. A incorniciare gli sketch, alternati e introdotti da inserti di animazione che contestualizzano l’azione in vari angoli di Milano, sono un prologo e un epilogo dal sapore futuristico. Scimmiottando i personaggi di Star Trek, i tre si presentano in compagnia di Silvana Fallisi, come “un uomo un robot, un terrone e un ingegnere positronico laureato alla Cepu” scongelati e mandati nello spazio, alla ricerca di un pianeta vivibile, in cui riparare dall’inquinamento terrestre. 
“Ciascuno di noi ha ovviamente le sue idee politiche – dice Giacomo -. Quando facciamo uno spettacolo prediligiamo però l’investimento sui personaggi. Il nostro primo intento è far ridere. Puntare sulla caratterizzazione di soggetti spesso individualisti e attenti soltanto al loro orticello. Individuarci eventuali malcostumi diffusi a destra e a sinistra sta poi eventualmente al pubblico. Ci piace trattare ogni argomento in chiave comica e sfumata. Soltanto una volta abbiamo azzardato uno sketch più chiaramente politico, in cui si parlava delle camicie verdi e ci picchiavamo con Iuri Chechi”. Un chiarimento, infine, per il mancato spettacolo a Cagliari, che avrebbe dovuto concludere la tournée dell’Anplagghed teatrale: “Non ci siamo esibiti per un motivo ben preciso – spiegano -. Siamo stati ingannati dall’organizzazione che ha allestito lo spettacolo in loco. Una volta lì, abbiamo scoperto che ci avevano riservato una struttura diversa da quella concordata. La capienza era di 1600 posti, ma avendo già venduto 2500 biglietti a serata, abbiamo ritenuto che non ci fossero le condizioni per esibirci”.

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