Il trattato di Lars

Applauditissima al festival di Berlino la versione uncut del primo capitolo di Nymphomaniac di von Trier
10 Febbraio 2014
Il trattato di Lars

Due ore e mezza su cinque, già uscito in alcuni Paesi in versione edulcorata. Niente, quindi, viene risparmiato in questa prima parte (e dal trailer la seconda sembra molto più hard). Nudi in primo piano, sesso sparato in faccia allo spettatore e in grande quantità.La vita di Adele di Kechiche in confronto a Nymphomaniac di Lars von Trier (che gira per Berlino con la maglietta: Cannes persona non grata) è una visione per ragazzini. Morte, umiliazione, delirium tremens. Fibonacci, Bach, Edgar Allan Poe . Le mille e una notte, Il Decamerone, Il marchese de Sade. Religione, ribellione, matematica, filosofia: non manca nulla. La storia è mia dice Joe (Charlotte Gainsbourg) a un incredulo Stellan Skarsgard, dal nome ebreo Seligman, e tu sei libero di crederci, ma se vuoi ascoltare devi lasciarmi parlare. il film è diviso in capitoli e scandito dalle fasi della protagonista (la Gainsbourg bambina, poi ventenne: la bravissima Stacy Martin), raccolta dalla strada, ferita, probabilmente picchiata. Mentre racconta la sua adolescenza e la sua inclinazione per il sesso fin da piccola, sullo sfondo dei flashback c’è la presenza rassicurante del padre (medico, Christian Slater) che le insegna ad amare, i boschi, gli alberi, le foglie.
La natura che la giovane Joe vuole dominare, il proprio corpo innanzitutto, dapprima per curiosità, poi come dimostrerà in seguito per una assenza totale di emozioni. L’amore, le dice l’amica con cui gareggia nell’acchiappare uomini, è l’ingrediente segreto del sesso. Joe impazzisce di rabbia, combatte luoghi comuni e idiozie sentimentali, una dopo l’altra, le vittime cadono ai suoi piedi e lei non prova nulla. Tira a sorte per liquidarle, cerca di farsi un diario di viaggio personale, basato su puri elementi empirici.  Finché un giorno scopre l’ordine nel caos, ovvero Jerome (Shia LaBeouf), ma è ancora una distorsione. Una manipolazione del nostro Lars. Che gira a meraviglia, dirige Uma Thurman in un pezzo da fuoriclasse (madre tradita) e tutti gli altri con maniacale precisione. Alternando dramma e grottesco, suscitando ribrezzo, imbarazzo, stupore. Mai simpatia o empatia: la sua è una tesi che va seguita fino alla fine: il giudizio rimane sospeso fino al prossimo capitolo.

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