Il Sole dell’avvenire

"Potrei mai diventare il padre di un bambino non biologicamente mio? Questa è la mia risposta", dice Carlo Sironi. La sua opera prima è in sala
Il Sole dell’avvenire

“Mi sono chiesto se potrei mai diventare il padre di un bambino non biologicamente mio, un percorso forse meno usuale, ma non per questo meno concreto. Sole è il tentativo di rispondere a questa domanda”. In dialogo con il critico Federico Pontiggia, a parlare è Carlo Sironi che ha esordito alla regia con questo bel film intitolato appunto Sole, presentato ad Orizzonti di Venezia 76, ora nelle nostre sale distribuito da Officine UBU.

Protagonisti sono due giovani Ermanno (Claudio Segaluscio) e Lena (la polacca Sandra Drzymalska). Lui è un ragazzo che passa i suoi giorni tra slot machine e piccoli furti, lei è appena arrivata in Italia con il pancione, pronta a vendere la neonata a una coppia italiana in cambio di diecimila euro. Ermanno si troverà a dover fingere di essere il padre per permettere a suo zio e alla moglie, che non possono avere figli, di ottenere l’affidamento attraverso un’adozione tra parenti. Con la nascita di Sole qualcosa cambierà e i due ragazzi si avvicineranno sempre di più.

“Racconto la storia di un abbandono- spiega il regista-. L’ho fatto attraverso un caso limite, è una storia fuori dall’ordinario, che parte però da una ricerca sul campo: in Italia la maternità surrogata è vietata dalla legge, ci sono molti espedienti illegali nel mondo delle adozioni, dove il traffico di neonati è una realtà concreta. Ho iniziato a documentarmi e ho immaginato un caso come quello raccontato nel film”. Sole però non narra il mondo che si nasconde dietro alla tratta dei minori, bensì parla di un ragazzo che compie il percorso inverso: fingendo di essere padre, arriva a sentirsi padre davvero. Un percorso di identificazione attraverso l’interpretazione di un ruolo fittizio. E allo stesso tempo racconta il reciproco avvicinamento di questi due ragazzi, tra non detti e sottintesi. Al centro di tutto c’è un’incomunicabilità di sentimenti fatta di silenzi, ma anche di sguardi, che ricorda tanto quella dei film dei Dardenne: “I fratelli Dardenne mi piacciono moltissimo quindi per me sono un riferimento continuo anche inconscio- spiega-. Abbiamo temi simili, ma modi differenti di affrontarli perché i loro personaggi sono sempre in guerra”.

E sul giovane Claudio Segaluscio dice: “Lo abbiamo trovato a scuola. Cercavo una tenerezza di fondo e un dolore negli occhi e lui aveva entrambe entrambe queste caratteristiche”. Per la prima volta Claudio si è trovato a recitare dietro una macchina da presa e ora sogna di diventare un attore: “Ermanno è una parte di me che ho eliminato dalla mia vita. Da piccolo ero molto chiuso e menefreghista. Ho immaginat ome deve essere prepararsi a diventare padre senza esserlo veramente e mi sono immedesimato in questo personaggio”.

Infine il produttore del film Giovanni Pompili del Kino interviene: “Claudio dopo quest’esperienza ha provato a iscriversi alla Volonté e non l’hanno voluto. Dopo Venezia ha vinto una borsa di studio con cui si pagherà gli studi”.

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