Il ritorno di Zvyagintsev

Il regista Leone d'Oro punta la Palma con Leviathan, ma smorza l'attacco frontale alla corruzione russa: "Potevo ambientare il film ovunque"
23 Maggio 2014
Il ritorno di Zvyagintsev
Andrey Zvyagintsev

“Questa storia avrebbe potuto accadere ovunque. Noi l’abbiamo trasposta in Russia. E poi c’è un precedente: la storia antica. La storia del povero Giobbe, nella Bibbia. E’ dà li che viene il Leviatano”. Parola di Andrey Zvyagintsev, accolto tra gli applausi alla conferenza stampa di Leviathan, il film che, piazzato in coda alla selezione ufficiale di Cannes 67, rischia di entrare prepotentemente nel palmares. Per Zvyagintsev si tratterebbe di un’altra grande soddisfazione dopo il Leone d’Oro conquistato a Venezia nel 2003 con Il ritorno e la vittoria in Un Certain Regard con Elena nel 2011. E anche il cinema russo spero: un’affermazione importante sulla Croisette manca da molto tempo.
Leviathan racconta la lotta di un uomo tranquillo contro il sopruso del corrotto sindaco della città, che vuol portargli via la casa e il terreno in cui vive e lavora. Ambientato in una cittadina del Mare di Barents, il film è un durissimo atto d’accusa n ei confronti della corruzione della politica e della giustizia russa. Tanto più sorprendente dunque che il progetto sia stato comunque sostenuto in patria, come conferma Zvyagintsev: “Sono fiero che il film abbia ricevuto l’appoggio finanziario del governo e del fatto che tra noi e il ministero della cultura ci sia stata piena collaborazione. Io intendo continuare a vivere nel mio paese e fare film”.

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