Il ritorno commosso di Michael Douglas

"Dopo il cancro, questo film è un regalo", dice a Cannes l'attore. Protagonista nei panni di Liberace di Behind the Candelabra di Steven Soderbergh
21 Maggio 2013
Il ritorno commosso di Michael Douglas

“Subito dopo il mio cancro, Steven mi ha fatto il regalo di questo incredibile ruolo. Ringrazio tutta la squadra per avermi aspettato”. Commozione e lacrime in conferenza stampa per Michael Douglas, protagonista nei panni dell’eccentrico pianista Walter “Lee” Liberace di Behind the Candelabra di Steven Soderbergh, in Concorso al 66° Festival di Cannes. Morto nel 1987 di Aids, musicista strapagato e idolatrato fra gli anni ’50 e ’70, Liberace non ha mai rivelato pubblicamente la propria omosessualità, di cui il film parla esplicitamente attraverso la sua relazione con il giovane amante Scott Thorson (Matt Damon), a partire dal libro Behind the Candelabra: My Life with Liberace, scritto dallo stesso Thorson.
Lusso, diamanti, abiti e macchine da mille e una notte, sesso complusivo, droga e chirurgia plastica, la loro relazione durò cinque anni, per poi finire in una causa legale e la successiva riappacificazione sul letto di morte di Liberace. Nel cast anche Rob Lowe e Dan Aykroyd, Behind the Candelabra è stato prodotto dalla televisiva HBO. “Ho incontrato Liberace quando avevo 12 anni – dice Douglas – a Palm Springs, insieme a mio padre. Avevo addosso così tanti gioielli da splendere al sole: è stato il precursore di star tipo Elton John”. “Sono abbastanza vecchio – aggiunge il produttore Jerry Weintraub – e l’ho potuto conoscere personalmente: Liberace ha avuto una vita straordinaria. L’omosessualità l’ha tenuta segreta, perché tra il suo pubblico c’erano tante donne innamorate di lui e il coming out a quel tempo sarebbe stato molto difficile”.
Viceversa, Matt Damon sottolinea che Behind the Candelabra segna la sua settima collaborazione con Steven Soderbergh: “Durante queste riprese, è andato anche oltre, da un punto di vista tecnico: ha creato un sito web per permettere a cast e crew di seguire le riprese in tempo reale. Alla sera, potevo vedere il risultato della giornata: da attore, è importante avere accesso a queste informazioni”.
Eppure, nonostante l’abbia già annunciato altre volte senza effettivo seguito, Behind the Candelabra potrebbe davvero essere l’ultimo film di Soderbergh: “Non posso dire se è il mio ultimo film o meno, ma so che voglio una pausa”. Vincitore a soli 26 anni della Palma d’Oro con l’opera prima Sesso, bugie e videotape nel 1989, il regista americano evidenzia come ci sia “un link diretto tra quello e questo film: entrambi parlano di persone che vivono in un loro mondo. Ma in termini stilistici credo di avere fatto qualche progresso, la mia regia oggi è più chiara e diretta”.
Behind the Candelabra – prosegue Soderbergh – è stato rifiutato da Hollywood, per le difficoltà che si sarebbero incontrate con il marketing: sono contento di averlo fatto con la tv HBO e il produttore Weintraub in totale libertà. All’epoca non parliamone nemmeno, ma parlare di omosessualità è difficile ancora oggi, gli studios pensavano che questo film potesse interessare solo a un pubblico gay”.
 

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