Il pugno della farfalla

Casey Kauffman e Alessandro Cassignoli presentano Butterfly: ad Alice nella Città il documentario su Irma Testa, giovane stella del pugilato femminile italiano
Il pugno della farfalla

“Non ho retto perché il successo è arrivato all’improvviso quando ero molto piccola”. A parlare è Irma Testa, giovane stella del pugilato femminile, che da Torre Annunziata arrivò a qualificarsi alle Olimpiadi di Rio nel 2016 sognando per un attimo l’oro, ma fermandosi ai quarti di finale. Questa ragazza con i guantoni è raccontata nel doc Butterfly, presentato in concorso nella sezione Alice nella città. 

“Non volevamo fare un film sulla boxe, ma sugli alti e bassi che ogni adolescente vive, magari domandandosi valgo o non valgo? Questa cosa è moltiplicata all’ennesima potenza nel mondo intenso della boxe”, dice Casey Kauffman che ha codiretto questo film insieme ad Alessandro Cassignoli, con il quale ha anche girato il primo film intitolato The Things We Keep.

Effettivamente Butterfly racconta le fragilità e il percorso interiore di una ragazza più che la storia sportiva di una campionessa. E proprio per questo motivo la stessa Irma si è appassionata al progetto: “Ho deciso di fare questo docufilm perché hanno dato valore all’Irma-ragazza e non all’Irma-atleta. All’inizio è stato difficile stare davanti alla telecamera, ma dopo un po’ l’ho dimenticata. Ho cercato di tirare sempre fuori la vera me stessa e la mia personalità senza fingere. Ora in ogni occasione cerco sempre di far emergere la parte vera di me”.

L’idea del film è nata nel 2015: “Ho conosciuto Lucio, il maestro di boxe di Irma, e ho incontrato brevemente anche lei. Ho subito notato il suo carattere e la sua particolare sensibilità. Dopo un anno ci siamo rivisti e abbiamo parlato del momento che stava passando. A quel punto abbiamo capito che c’era tanto materiale e abbiamo iniziato questo percorso”, racconta Alessandro Cassignoli.

E’ iniziata così una graduale conoscenza che è andata avanti fino alle Olimpiadi del 2016 e che poi si è intensificata subito dopo. “Prima di andare a Torre Annunziata o ad Assisi, dove stava in ritiro ad allenarsi, ci sentivamo con lei e ci mettevamo d’accordo su quando incontrarci. Più o meno ci vedevamo una volta ogni tre-quattro mesi. Siamo diventati praticamente parte della sua famiglia”, prosegue Cassignoli. 

Poi Irma racconta la delusione che ha provato subito dopo essere stata sconfitta alle Olimpiadi: “La caduta mi ha causato molta tristezza, ma ho capito che da una sconfitta devi prendere quello che c’è di buono. Aver fallito in questa impresa è stata quasi una fortuna perché poi ho capito tante cose”. Sui commenti sui social che la criticavano accusandola di aver perso l’obiettivo perché distratta dai media e dalle conferenze stampa specifica: “Ho sofferto quelle critiche perché erano fatte dalle stesse persone che mi avevano portato su e mi avevano incitata. Però ho capito chi mi deve stare accanto e mi sono concentrata su come ripartire da una sconfitta”. 

“Vivo in un quartiere difficile, ma per me è il più bello del mondo”, dice a proposito del luogo dove è nata e cresciuta. E infine conclude con un pensiero per il suo maestro Lucio: “E’ stato il mio salvatore”.

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