Il noir della luce

Si scrive Andrea Papini, si legge Microcinema. Ma il presidente del network satellitare il suo film l'ha fatto. Nero
11 Aprile 2008
Il noir della luce
Patrick Bauchau inLa velocità della luce

Piemontese di origini, milanese di formazione, romano per scelta e per lavoro. Si scrive Andrea Papini, si legge Microcinema. E’ lui il presidente del network satellitare che ha rivoluzionato con le sue 60 sale la circuitazione filmica italiana: “Grazie alla tecnologia digitale e con il costo di una sola pellicola – riferisce – è possibile veicolare qualunque film in un numero di copie prima impensabile. Basta un click. Un grande passo in avanti per la diffusione culturale”. Papini, che ha già lavorato come regista di filmati istituzionali, documentari, cortometraggi e spot pubblicitari, debutta nel lungometraggio di finzione con un noir dall’evocativo titolo di La velocità della luce: “Doppiamento simbolico: – spiega – da un lato fa riferimento allo “speed” delle radiocomunicazioni che sono centrali nel film, dall’altro indica il limite oltre il quale non si può andare. Lo stesso toccato con mano dai personaggi”. Progetto a lungo coltivato (“Ci penso dal 2002”) e scritto con lo sceneggiatore Gualtiero Rosella, racconta di un insolito menage a trois che coinvolge un ladro d’auto, una telefonista e un uomo misterioso alla guida di una Bentley: “C’è un’autostrada, questa grande arteria moderna sempre uguale, eppure diversa per chi la percorre. Due viaggiatori, una telefonista che si innamora di una voce. Una scatola piena di strumenti chirurgici e un intreccio che lega tutti e tre”. Travolti dal destino? “Non proprio. Rispetto alla tradizione del noir – dice il regista – ho voluto eliminare l’elemento fatalista. I personaggi subiscono le conseguenze delle loro scelte”. Sono i protagonisti, interpretati da Patrick Bauchau, Peppino Mazzotta e Beatrice Orlandini, il vero motore della narrazione: “Più che la storia in sè – conferma Papini – m’interessava l’ambiguità dei personaggi.Volevo illuminare la zona grigia dell’animo umano, la sua aggressività spesso ricoperta da parole d’amore. I dialoghi tra i personaggi sono quasi una seduta psicanalitica”. Numi tutelari? “Tanti, e nessuno in particolare. Non mi piace il citazionismo. Ma se dobbiamo parlare di eredità, allora più che alla tradizione del noir mi sono rifatto ai western italiani di serie B a cavallo degli anni sessanta”. Girato in digitale, ma trasferito in pellicola, il film (che ha partecipato allo scorso Festival di Courmayer) uscirà il 18 aprile in una decina di sale, distribuito da Mediaplex. Ma sarà visibile in tutte le sale del circuito Microcinema.

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