Il mito del Grande Torino

In Ora e per sempre la sciagura aerea che uccise i giocatori nel '49. Il regista: "Per non dimenticare"
16 Febbraio 2005
Il mito del Grande Torino

Una squadra, il Grande Torino, passata alla storia come simbolo del calcio nell’Italia povera del dopoguerra, e tante vicende umane che vi girano intorno: questo è Ora e per sempre,  il nuovo film di Vincenzo Verdecchi sulla sciagura aerea che nel 1949 causò la morte di tutti i giocatori e di quattro giornalisti. Di ritorno dopo una trasferta di beneficenza in Portogallo, il 4 maggio di quell’anno l’aereo che trasportava la rosa granata si schiantò sulla collina di Superga. Un evento difficile da dimenticare. Verdecchi lo riporta alla memoria “allo scopo di sensibilizzare il pubblico sulla forza del mito”, come spiega lo stesso regista all’anteprima romana del film. Ora e per sempre, scritto da Carmelo Pennisi e Massimiliano Durante, uscirà a Torino il 18 febbraio e a Roma il 25 in 30 copie, distribuite da Veradia Film. Interpreti Gioele Dix, Kasia Smutniak, Luciano Scarpa, Enrico Ciotti, Dino Abbrescia, con la partecipazione di Giorgio Albertazzi. “Una catena d’incontri – dice il regista – che si svolge su due piani temporali, il ’49 e i giorni nostri”. Il film parla di Michael, un anziano inglese che giunge a Torino dove era già stato nel ’49 per organizzare un’amichevole tra i granata e la nazionale anglosassone. Da lì inizia a ricordare le avventure di quel periodo, il suo amore per Sally (Smutniak), l’incontro con alcuni giocatori, la passione della città per la squadra già campione d’Italia per 4 volte consecutive. Il racconto del passato s’intreccia alla storia nel 2003 di Valentino (Dix), figlio di un tifoso del Toro che, per volere del padre defunto, decide di dedicarsi alla ricerca della tromba che veniva suonata allo stadio nei momenti di difficoltà. “Le vicende sono inventate – nota Verdecchi -. Non ho voluto fare un documentario sul calcio, ma raccontare il sentimento forte che accomuna ancora gli appassionati del Grande Torino. E’ una storia che mi ha sempre colpito, e la cosa più emozionante è stata sentire l’affetto e la gratitudine dei torinesi che ci hanno accompagnato sul set, nelle scene girate nel vecchio Filadelfia, il mitico stadio del Toro, oggi in disuso. Nasce dalla realtà, invece, lo spunto della tromba, che il ferroviere Oreste Bolmida faceva vibrare in campo per i suoi beniamini”. Nel film non c’è solo l’amore per il calcio, ma anche quello tra Luciano Scarpa e Sally, un’insegnante inglese  interpretata dalla Smutniak. Già protagonista di Radio West di Alessandro Valori, l’attrice polacca, che ha da poco avuto un figlio, si è detta entusiasta di questo ruolo: “E’ stato bello scoprire che il Grande Torino è ancora vivo nel cuore della gente. Nel film Sally decide di vivere in Italia per amore. Personalmente, non so se resterò qui. Mi piacerebbe lavorare a Hollywood o in Francia. Ma per ora ho dei progetti cinematografici e televisivi italiani”. In questo momento l’attrice sta girando una fiction tv di Antonello Grimaldi, La moglie cinese. Nuovi progetti anche per Verdecchi, Pennisi e Durante: “Abbiamo in mente un film sull’immigrazione di ritorno, cioè sul rapporto tra i figli e nipoti dei nostri immigrati all’estero, e la madrepatria. Forse protagonista sarà un campione sportivo”.  

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