Il mago di Oz, il ritorno

Dall'11 dicembre il capolavoro di Victor Fleming di nuovo in sala con Cineteca di Bologna: restaurato, anche in 3D
Il mago di Oz, il ritorno

Dall’11 dicembre torna nelle sale italiane Il mago di Oz (The Wizard of Oz, USA/1939, 101’) di Victor Fleming, in edizione restaurata in 2D e in 3D (versione originale inglese con sottotitoli italiani e versione doppiata in italiana).

Il mago di Oz torna in sala: anche in 3D
Il mago di Oz è il nuovo titolo presentato dalla Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato. È scolpito nella memoria di ogni generazione, con i suoi numeri musicali, i suoi colori, le sue scenografie, con una canzone, Over the Rainbow, che, dopo Judy Garland, avrebbero cantato tutti. Dorothy, le sue scarpette rosse, i suoi compagni di viaggio – il cane Toto, un leone senza coraggio, uno spaventapasseri senza cervello, un uomo di latta senza sentimenti – la strega buona e la strega cattiva: tutto lo splendore del Mago di Oz – e del suo scintillante Technicolor – arriva nei cinema da domenica 11 dicembre, grazie al nuovo restauro del musical di Victor Fleming, realizzato da Warner Bros. e presentato in Italia dalla Cineteca di Bologna nell’ambito del progetto Il Cinema Ritrovato. Al cinema, per la distribuzione dei classici restaurati. Un evento che coinvolgerà oltre cento sale italiane, per un restauro che porta in regalo una sorpresa inedita: la versione in 3D, che restituisce così alle infinite prospettive dell’onirico mondo di Oz quella profondità con cui erano state concepite e realizzate nel 1939.

Il restauro
Presentato in anteprima italiana al festival Il Cinema Ritrovato di Bologna nel 2015, il restauro digitale del Mago di Oz è stato realizzato da Warner Bros. in 4K a partire dai negativi camera originali Technicolor a tre matrici, e convertito in 3D. La conversione in 3D è stata un progetto lungo e complesso avviato dalla Warner Bros. con una scansione ad altissima risoluzione del negativo camera originale Technicolor. L’immagine in 2D restaurata è stata poi trasformata creando una mappa di profondità per ciascun fotogramma per costruire le immagini in 3D e determinare le distanze dal punto di osservazione. È poi seguito un lungo processo (in cui è stato usato il rotoscope) per perfezionare ulteriormente le distanze e stratificare forme e oggetti.

Il film
Tratto dal fortunatissimo libro The Wonderful Wizard of Oz di L. Frank Baum, pubblicato nel 1900, Il mago di Oz approda al cinema con la sua versione più nota nel 1939 (ma non per la prima volta: ci provò lo stesso Baum creando una casa di produzione per adattare i suoi romanzi, che chiuse alla svelta, e la versione del 1925 con Oliver Hardy nel costume dell’Uomo di Latta fece poco clamore). Come ricorda Franco La Polla, “Gli anni Trenta si chiudono con due film che il caso vuole girati dallo stesso regista (Victor Fleming) per la stessa casa produttrice (la MMG) nello stesso anno (il 1939): II mago di Oz e Via col vento”.
“Furono quattro i registi che parteciparono al progetto”, come ricostruisce Andrea Menghelli. “André de Toth (due settimane per niente), George Cukor (tre giorni, abbastanza per consigliare di togliere a Dorothy l’acconciatura bionda), Victor Fleming (quattro mesi, prima di correre sul set di Via col vento) e King Vidor (dieci giorni per le scene del Kansas). Addirittura undici gli sceneggiatori a vario titolo coinvolti. E la gestazione travagliata del film è confermata dai centotrentasei giorni di riprese, tra infelici incidenti di percorso. Ma a dispetto di un così ricco campionario di mani e cervelli, Il mago di Oz è tutt’altro che dispersivo e qua e là raffazzonato: tira invece dritto verso nuovi personaggi, regni e colori, con lo stesso passo saltabeccante dei suoi eroi, per fermarsi ogni tanto a esercitarsi nel canto o nel vaudeville. Il mago di Oz fu troppo costoso per ripianare subito i costi, anche se il pubblico accorse e qualche Oscar marginale arrivò (miglior canzone, suono e premio speciale a Judy Garland). La sua enorme risonanza fu però un fenomeno soprattutto televisivo: a partire dal 1956 il film diventerà un appuntamento domestico fisso”.

Salman Rushdie e la passione per Il mago di Oz
“Il mago di Oz fece di me uno scrittore”. L’autore dei Versi satanici ha una tale passione per Il mago di Oz, al punto da scrivere un libro sul film, pubblicato nel 1992 dal British Film Institute. Così scrive Salman Rushdie, ricordando la genesi del suo libro per ragazzi Harun e il mar delle storie (il primo scritto dopo i Versi satanici): “Quando incominciai a pensare al racconto che diventò poi Harun e il mar delle storie, avevo la forte sensazione che se avessi saputo cogliere il tono giusto sarebbe stato possibile scrivere il racconto in modo tale da renderlo interessante per i bambini e per gli adulti. Tra tutti i film quello che più mi ha aiutato a trovare il tono giusto per Harun è stato II Mago di Oz. Le tracce del film sono chiaramente visibili nel libro: nei compagni di Harun ci sono chiari echi degli amici di Dorothy che ballano con lei lungo il Sentiero Dorato”.

Lascia una recensione

Lasciaci il tuo parere!

avatar
2016 © Copyright - Fondazione Ente dello Spettacolo - Tutti i diritti sono riservati - P.Iva 09273491002
Licenza SIAE 5321/I/5043
ContattiPrivacy