Il fantasma di Mengele

La storia del medico nazista in My Father con Heston. Il regista Eronico: "Attenzione. Il mondo è ripetitivo"
1 Giugno 2006
Il fantasma di Mengele
Charlton Hestonè Joseph Mengele

 Un esaltato fautore dell’igiene razziale, responsabile tra il 1943 e il 1945 di centinaia di migliaia di morti, poi sfuggito alla giustizia internazionale fino al suo misterioso decesso. La storia di Joseph Mengele, medico nazista noto per la sua folle ricerca eugenetica condotta su nani, gemelli e donne incinte nei campi di sterminio, rivive oggi attraverso l’inedita prospettiva dell’unico introntro col figlio Rolf, durante la sua lunga latitanza in Brasile. Nel film, intitolato per questo My Father e in uscita il 9 giugno, a prestare il volto all’Angelo della Morte è addirittura Charlton Heston. Regista dell’operazione è l’italiano Egidio Eronico, che alla sofferta lavorazione del film ha dedicato ben 11 anni della sua carriera. “Con un tema così nessuno voleva produrlo. Dai paesi di lingua tedesca c’è stato un rifiuto quasi impaurito. Perfino Bruno Ganz, che poi ha interpretato Hitler ne La caduta, ha detto di no al ruolo del protagonista”.
Il risultato è un’opera indipendente, prodotta grazie al sostegno pubblico e a una cordata internazionale, presentata con successo al Festival di Berlino nel 2004. Le disturbanti vicende di Mengele, Angelo della Morte che giurava di non aver mai fatto male a nessuno, fanno oggi parlare Eronico di un mondo tristemente ripetitivo: “I governi occidentali hanno voluto farci credere che si andasse in Iraq per esportare democrazia, ma ormai anche gli strateghi di Bush hanno capito che non è così. Quella che tira oggi è una pessima aria”. Senza sbilanciarsi in improbabili paragoni, il regista sottolinea però gli accecanti effetti della teorie sulla superiorità razziale: “Oggi vogliono spaventarci col fantasma islamico e lo scontro di civiltà. Allora Mengele aveva fatto sue le convinzioni di Rosenberg, il teorico della politica hitleriana. Quando l’adesione è così cieca, fermarsi è impossibile”. Da qui il lo sconvolgente piano del medico tedesco: sfruttare i prigionieri dei campi di concentramento, comunque destinati alla morte, per le sue folli ricerche scientifiche. “Con strumenti più rudimentali – commenta Eronico – non faceva nulla di diverso di quanto persegua oggi la bioingegneria”.
Alle spalle del film, interpretato anche da Murray Abraham e dal tedesco Thomas Kretschmann, il libro Papà, costato all’autore Peter Schneider numerosi processi per diffamazione, poi caduti nel nulla. Tutto prende le mosse da un reportage dell’85, in cui il figlio Rolf documentava al settimanale ‘Bunt Illustrierte’ la morte del padre. Da qui il lavoro di Schneider che, avvalendosi di carteggi e testimonianze rese note allora, li ha alternati alla ricostruzione letteraria dell’incontro avvenuto tra i due in Brasile nel ’77. “Attraverso il confronto generazionale – dice Eronico – ho voluto affrontare anche i temi del rapporto col passato e dell’ereditarietà della colpa. Quella di Mengele è una storia che ha segnato il mondo e un paese, ma si è anche abbattuta sul destino del figlio”. Alle spalle un cognome infamante, il piccolo Rolf si abitua fin dalla scuola ad esser chiamato soltanto per nome. “Oggi è un uomo sconfitto dalla vita – racconta Eronico -. Abbandonato dalla moglie e dai figli, si è reso irreperibile e vive gestendo un bordello in Germania”.
“Non c’è giustizia senza clemenza – conclude Eronico -, ma attenzione: spesso è una strada che porta all’oblio”. Sulla stessa linea anche Murray Abraham, sullo schermo l’avvocato difensore della comunità ebraica newyorchese: “Questo è un film importante perché niente sembra cambiare. Siamo ormai in preda alla follia: quello che accade in Irak e nel resto del mondo mi porta a chiedermi come riusciremo mai a cambiare qualcosa. Il perdono di cui parlava Gesù non sembra più interessare a nessuno”.

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