Il colpo grosso di Marco Müller

Grandi titoli e molti autori in anteprima mondiale. Più George Clooney, tanti italiani e un film a sorpresa per la 68ma Mostra del Cinema
30 Agosto 2011
Il colpo grosso di Marco Müller

Il colpo grosso non è nella quantità. Peculiarità della direzione veneziana di Marco Muller, a cui però stavolta più di altre si deve riconoscere capacità e caparbietà nel mettere a punto la sua ultima edizione del suo secondo mandato. I nomi dei registi sono eccellenti e molti film in prima mondiale: Roman Polanski con Carnage, in cui si sfidano (a coppie) Kate Winslet, Jodie Foster, Christoph Waltz e John C. Reilly. In apertura The Ides of March di e con George Clooney. David Cronenberg in costume: A Dangerous Method con Viggo Mortensen nei panni del dottor Freud; il ritorno di William Friedkin e il suo Killer Joe Matthew McConaughey; Marjane Satrapi, che a 4 anni da Persepolis torna a parlare del suo Iran, con Poulet aux prunes codiretto da Vincent Paronnaud e animato da attori in carne e ossa: Isabella Rossellini, Mathieu Amalric, Maria De Medeiros, Chiara Mastroianni. Il nuovo Todd Solondz, Dark Horse, insolita storia d’amore tra un trentenne che si trastulla con i giocattoli (Justin Bartha) e una sua coetanea considerata la pecora nera della famiglia (Selma Blair). Attesa mista a timore per il tentativo della britannica Andrea Arnold di rifare il capolavoro di Emily Bronte Cime tempestose e la Wilde Salome Jessica Chastain (fuori concorso) di Al Pacino.
Quanto agli italiani, la sorpresa potrebbe arrivare da L’ultimo terrestre dell’esordiente Gipi, tratto dal fumetto “Nessuno mi farà del male” di Giacomo Monti (gli altri ricordiamo sono: Quando la notte di Cristina Comencini, Terraferma di Emanuele Crialese, già in predicato per Cannes). Titoli interessanti figurano fuori concorso (Ermanno Olmi non ama la competizione) e in Controcampo, che nel frattempo si è allargata, dagli originari 7 film a ben 21 tra lunghi, corti e documentari, fino a diventare una sezione parallela. Difficile stabilire il fil rouge tra le innumerevoli opere ( 23 lungometraggi in concorso, di cui uno a sorpresa che potrebbe essere il nuovo Mendoza e 19 fuori concorso più oltre 20 in Orizzonti), se non quello piuttosto esplicito di integrazione, del concetto di diversità all’italiana, per capirci. Declinato in modo differente: per Crialese il contatto tra due mondi avviene tra due donne, una clandestina e una giovane isolana, per Olmi passa attraverso la fede in un Villaggio di cartone. Francesco Patierno (relegato in Controcampo) si ispira invece a un noto esponente politico, oggi ancora indagato per vari reati, per ambientare Cose dell’altro mondo a Bassano del Grappa, ipotetica cittadina in cui la convivenza con gli immigrati è modello di virtù. Con il tono della commedia Patierno si chiede: che cosa accadrebbe se un giorno gli extracomunitari sparissero dal nostro Paese? Le contraddizioni politiche e sociali dell’italian style rappresentate in modo straordinariamente equilibrato dal piccolo industriale e proprietario di una tv locale Diego Abatantuono, armato di sciabola e fucile, e dal poliziotto Valerio Mastandrea. Malinconico ed efficace come non mai.

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