Il canaro di Stivaletti

“Parto dalla celebre vicenda di cronaca nera, reinventandone l’antefatto. Ma la scena della tortura non potevo non filmarla come si dice fosse andata realmente”. Il mago degli effetti visivi torna in regia, con Rabbia furiosa, in sala dal 7 giugno
Il canaro di Stivaletti
Sergio Stivaletti sul set di Rabbia furiosa - Er Canaro

“Quella storia l’ho vissuta leggendola sui giornali, mi aveva impressionato. Nel tempo ho sempre pensato di farne qualcosa, poi come spesso accade quando si vuole provare a realizzare un film indipendente, nessuno era disposto a finanziare il progetto. Ma lo script era praticamente pronto. E quando Garrone ha annunciato che avrebbe fatto Dogman, ho deciso che avrei dovuto realizzare il film”.

Sergio Stivaletti – mago degli effetti visivi – torna per la terza volta dietro la macchina da presa dopo M.D.C – Maschera di cera (1997) e I tre volti del terrore (2004) con Rabbia furiosa – Er Canaro, titolo che naturalmente riporta alla mente la vicenda di Pietro De Negri e Giancarlo Ricci, già spunto di partenza del sopracitato ultimo film di Matteo Garrone, premiato a Cannes per la migliore interpretazione maschile di Marcello Fonte.

Qui il canaro è Fabio (Riccardo De Filippis, nella foto). Uscito di galera, dopo aver scontato una pena di otto mesi, tenta di ritornare alla normalità riaprendo la sua attività di tolettatore di cani. Tutto sembra andare per il meglio, ma l’ambigua amicizia tra lui e Claudio (Virgilio Olivari), un’ex pugile, fatta di prepotenze e umiliazioni porterà il protagonista ad un crescendo di odio e rancore nei suoi confronti. La rabbia e la furia di Fabio, lo porteranno a compiere una terribile vendetta.

“L’idea del film – spiega il regista, che ha scritto la sceneggiatura insieme a Antonio Tentori e Antonio Lusci – si rifà in parte a tante altre storie in cui il personaggio centrale dopo tante vessazioni e ingiustizie trova la forza di vendicarsi facendosi giustizia da solo, e in parte – la più consistente forse – proprio alla vera vicenda di Pietro De Negri, che si vendicò del suo vessatore oltrepassando i limiti della più spinta e malata delle immaginazioni”.

Ed è proprio questo aspetto, oltre agli altri evidenti sviluppi di fantasia che il film racconta, discostandosi sia dalla storia reale che dal film di Garrone, l’elemento che tiene agli antipodi Rabbia furiosa da Dogman: qui, negli ultimi dieci minuti, la tortura che De Negri dichiarò di aver inflitto alla sua vittima (Giancarlo Ricci) è resa senza omettere nessun particolare, dall’amputazione delle dita all’evirazione (ben visibile), fino all’apertura della scatola cranica e all’ormai “famoso” lavaggio del cervello con lo shampoo per i cani.

“Ho scelto di mostrare tutto perché secondo me è interessante capire come un regista si immagina certe situazioni: ‘Gli ha lavato il cervello’, ci raccontavamo all’epoca dopo aver seguito quei terribili avvenimenti sui giornali, e io non potevo non mettere quella scena nel film”, dice ancora Stivaletti, che aggiunge: “Non ci siamo andati a documentare oltre rispetto a quello che ricordavamo però, perché sapevamo che non volevamo ricostruire davvero tutta la storia”.

 

Ma come si può “entrare” in un personaggio come quello di Fabio? “Mi sono fatto un po’ di domande. Alla fine ho capito che il risultato di quello che lui compie deve nascere da qualcosa che non sia semplicemente definibile come cattiveria. Credo piuttosto nasca da una profonda sofferenza. Sono partito da quella frustrazione, da quella schiavitù psicologica e fisica che gli era stata imposta. Quella è la base, poi naturalmente c’è un’escalation. Ma la cattiveria da sola non mi bastava per giustificarlo”, dice Riccardo De Filippis.

Mentre per il suo vessatore, interpretato da Virgilio Olivari, “le scene più disturbanti per il mio personaggio sono state tutte. Quella dello stupro la più impegnativa. Mentre paradossalmente gli ultimi cinque giorni di riprese, dal momento in cui entro nella gabbia per poi subire quella tremenda tortura, sono stati quasi liberatori, una sorta di espiazione. Per scrollarmi di dosso la cattiveria e la bipolarità del personaggio”.

Stupro che subisce Anna, la moglie del canaro, interpretata da Romina Mondello, lontana dal grande schermo da To the Wonder di Terrence Malick (2012), che ritrova Stivaletti una ventina d’anni dopo M.D.C. – Maschera di cera: “Ovviamente la scena dello stupro è stata la più difficile e delicata. Ma Sergio è una persona bellissima, oltre che un grande professionista, ed è riuscito a mettermi nelle migliori condizioni anche in quella situazione. Il film però non l’ho visto e forse non lo vedrò mai, perché non ce la faccio a vedere certe cose”.

Rabbia furiosa arriva nelle sale dal 7 giugno, distribuito da Apocalypsis, in circa 40 copie.

 

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