I Taviani in rassegna

In una retrospettiva tutta l'opera dei due fratelli. Da La notte di San Lorenzo a Padre Padrone e Tu ridi
29 Settembre 2004
I Taviani in rassegna
taviani

(Cinematografo.it/Adnkronos) – ” Un cinema di affinità elettive” è il titolo della rassegna, dedicata ai registi Paolo e Vittorio Taviani, presentata nella sala Trevi – Alberto Sordi di Roma, dal Centro Sperimentale di Cinematografia. La rassegna, che durerà fino al 3 ottobre e ha in cartellone le opere dei due fratelli da San Michele aveva un gallo a La notte di San Lorenzo, Padre Padrone, Tu ridi “è dedicata a due esponenti di punta del cinema italiano, due grandi cineasti e autori – spiega Bruno Torri, docente di Storia del Cinema all’Università Roma Tre -. I fratelli Taviani fanno parte di quei grandi registi, insieme a Pasolini, Bellocchio e Olmi, che negli anni ’60 hanno dato un importante contribuito alla formazione in Italia della corrente, denominata ‘il nuovo cinema’. I loro film – prosegue – hanno tutte le caratteristiche di questa corrente, utilizzano un nuovo linguaggio cinematografico, fatto di una forte tensione stilistica, una ricerca espressiva, la continua voglia di affrontare nuove problematiche, che, almeno nella prima fase dei loro lavori, sottolinea il loro impegno politico-ideologico”. Dopo averla presentata al Festival di Pesaro, il Centro Sperimentale di Cinematografia ripropone a Roma la rassegna insieme al catalogo, curato da Vito Zagarrio e frutto del lavoro di 17 giovani studiosi di cinema del centro, a cui era stato chiesto di elaborare, con approccio differente, i lavori dei due registi. “Sono molto contento che le recensioni dei nostri film siano state affidate a dei giovani studiosi – dice Paolo Taviani -. Non nascondo che, sia io e che mio fratello Vittorio eravamo molto curiosi e, allo stesso tempo, preoccupati del loro lavoro, però ci interessava molto il loro parere. Comunque, devo dire che siamo entrambi rimasti colpiti dalla straordinaria capacità di scrittura di alcuni di loro, e impressionati da come alcuni ragazzi così giovani ne abbiano parlato, quasi fossero opere contemporanee. Permettetemi allora la vanità – conclude il regista – di affermare che i nostri film parlano ancora al pubblico, eccitando una generazione così lontana dalla nostra”.

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